Patti Smith omaggia Horses e la storia del rock

Patti Smith a Santo Stefano Magra

Patti Smith a Santo Stefano Magra © William Tarantino

Il concerto all'Ex Ceramica Vaccari di Santo Stefano Magra. I brani dell'album di esordio e un tributo a Velvet Underground e Who. Un evento di pathos e poesia

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La Spezia - Sabato 1 agosto 2015

La sera di venerdì 31 luglio sul palco dell'Ex Ceramica Vaccari di Santo Stefano Magra Patti Smith ha incantato il pubblico, riproponendo per intero l'album Horses, il suo disco d'esordio pubblicato nel 1975.

La sacerdotessa del rock, 68 anni suonati, è salita sul palco alle 21.30 in punto non facendo attendere il pubblico che lentamente ha riempito l'ex area industriale, oggi riservata a concerti e spettacoli.

Con i suoi capelli bianchi e scompigliati Patti Smith ha dimostrato quanto possa essere splendido mostrare senza vergogna, in un mondo ormai basato più sulla forma che sulla sostanza, il tempo che passa, senza perdere per questo la carica e l'energia di un tempo.

Le note di Gloria, primo pezzo dell'album, scaldano immediatamente gli animi dei presenti al concerto, e i posti a sedere cominciano a stare stretti a chi non è venuto a vedere solo uno spettacolo dal vivo ma un evento carico di pathos e poesia.

Smith se ne accorge e sulle note furibonde di Horses invita il pubblico ad abbandonare le sedie: «Come on people!» e ancora «Stand up motherfuckers!», la gente comincia a scalpitare, qualcuno si alza e viene immediatamente bloccato dalla sicurezza, ma come canta la sacerdotessa: people have the power e quando ad alzarsi cominciano ad essere mille persone gli energumeni con la maglietta security sono costretti a indietreggiare per poi abbandonare il campo.

Il concerto si tramuta quindi in quello che è: una festa, carica di gioia, rock, e poesia. Arriva il momento di Elegie :«Questa è una piccola canzone che ho scritto per Jimi Hendrix - dichiara la Smith - nella mia vita ho perso molti amici, molte persone care» e sulle note delicate del brano che chiude l'album li elenca tutti da Joy, Johnny, Dee Dee, e Tommy dei Ramones, a Joe Strummer e Fred Sonic Smith suo marito fino ad arrivare ad Amy Winehouse e Lou Reed.

Il pubblico saluta tutti con urla e applausi, Patti Smith non si scompone ma si commuove, e si vede. Horses finisce, è tempo di bis. La Smith lascia il palco alla sua band, Lenny Kaye, il suo storico chitarrista si avvicina al microfono e annuncia:«stiamo festeggiando i 40 anni di Horses, ma sono passati 50 anni dall'esordio di una delle band più influenti della scena di New York: i Velvet Underground».

Così comincia l'omaggio della Smith a uno dei gruppi che più l'hanno influenzata nella sua carriera. In pochi minuti a rimbombare nell'area dell'Ex Ceramica Vaccari sono le note di brani come Rock'n Roll, I'm waiting for the man e White light/ white heat.

Patti Smith è una reduce, Patti Smith è la testimone di un'epoca irripetibile che vuole raccontare, omaggiare, ricordare, e ci riesce.

Dopo il medlley velvettiano la cantautrice si riappropria del suo repertorio, intonando col tiro dei tempi andati una People have the power che il pubblico canta a squarciagola, le sorprese non finiscono e dopo un breve stop Smith e band risalgono sul palco per suonare tra feedback e distorsioni My Generation degli Who, facendo letteralmente impazzire chi da sotto il palco non se ne vorrebbe mai andare, dopodiché cala il silenzio, il concerto finisce, la musica torna a dormire.

Per tornare alla Spezia faccio l'autostop, e prima di essere caricato da una coppia di rockettari giusti penso a quanto sono fortunato a poter essere stato testimone ancora una volta di un concerto vissuto, emozionante, vero, quei concerti che tra un po' di anni non potrò più vedere, ma che non dimenticherò. Despite all the computations, you could just dance to that rock 'n' roll station. And it was all right.

Andrea Carozzi

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