Save Vernazza, una onlus per la rinascita delle Cinque Terre

Save Vernazza, una onlus per la rinascita delle Cinque Terre

© Ruth Manfredi

L'associazione fondata da tre donne americane che vivono nel Levante Ligure. Tra volonturismo e vini del territorio. L'intervista a Ruth Manfredi

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Vernazza (La Spezia) - Lunedi 28 luglio 2014

Quando si pensa a Vernazza, impossibile dimenticare l’alluvione del 25 ottobre 2010 che l'ha devastata. Tre donne americane, abitanti nella cittadina delle Cinque Terre, in quei giorni hanno fondando la Onlus Save Vernazza. Il primo passo è stato reperire informazioni precise sulla situazione, per poi raccogliere fondi tramite donazioni. Fin dall'inizio, si sono rivolte soprattutto ai turisti stranieri. Infatti, il loro sito è in lingua inglese.

Incontro Ruth Manfredi, una delle fondatrici e presidente, alla Spezia. È newyorkese, ha conseguito un Master in Business Administration alla Wharton School University of Pennsylvania e uno di Studi Internazionali alla John Hopkins School Of Advanced International Studies. È in Italia da tanti anni, ormai. La sua vita si svolge fra La Spezia e Vernazza, che ama intensamente.
Il termometro odierno segna 35°, ma non avverto il caldo. Sono talmente felice di questo incontro, che il resto scivola via. Inoltre, Ruth e io, raggiungiamo un bar dove si sta benissimo, la temperatura è ideale, e null’altro conta. Con grande entusiasmo mi racconta del loro lavoro. «Essere americane ma anche italiane – la doppia cittadinanza – ci consente di valutare sia il punto di vista del turista, che magari viene da molto lontano, che quello della comunità, a cui siamo felicissime di appartenere. Collaboriamo costantemente con il Consiglio Comunale. È naturale in una realtà piccola come la nostra, occorre operare tutti assieme. Perlomeno, noi la pensiamo così».

Ruth mi parla del progetto per il restauro e riqualificazione del centro storico. È stato ideato dell'architetto Richard Rogers, e dal suo collaboratore, l'architetto Ernesto Bartolini.
Lord Richard Rogers frequenta ed è legato a Vernazza da oltre 50 anni. La prima fase include la ricostruzione di piazza Marconi, il cuore del paese, e Fontanavecchia. L'inizio dei lavori è atteso per novembre 2014. I contributi finanziari sono ad opera delle Fondazioni di origine bancaria associate all'Acri, sensibilizzate dalla Fondazione Carispezia, di Save Vernazza e Per Vernazza Futura, l'altra onlus, patrocinata dal Comune, impegnata nel reperire fondi.

Dopo la fase di emergenza, la grande sfida è lavorare alla salvaguardia del territorio. Ruth ha realizzato due grandi idee insieme a Michelle Lilley, californiana, con precedenti esperienze come direttore di produzione cinema e tv. Attualmente gestisce la Bottega d'Arte linea Cinqueterre a Vernazza e Monterosso. Il primo progetto, di cui Michelle è l'anima, è il volontourism, un esempio concreto di turismo sostenibile basato sulla forza del gruppo, la condivisione e il volontariato.
«Collaboriamo con Busabout, un tour operator europeo, per fornire l'esperienza unica e indimenticabile del volonturismo. I loro clienti sono principalmente turisti indipendenti consapevoli. Li organizziamo in gruppi, ci danno una mano in operazioni di restauro del territorio, aiutando a rimettere a posto i muretti dei campi terrazzati, ripulendo con noi terreni e sentieri. Attraverso guide locali, giovani donne del posto bilingue, imparano le nostre storie. Ogni escursione ha un posto di lavoro, costituito da una proprietà privata dov'è sempre presente il proprietario, un nostro concittadino, che accoglie i turisti volontari».

Chi fa parte di questo progetto possiede piccoli orti, oppure vigne, uliveti. C'è anche l'Azienda Agricola Cheo, che produce vino. «Le escursioni di volonturismo si svolgono sempre in mattinata dalle 7.30 alle 12.30. Facciamo due escursioni due volte ogni settimana, normalmente un giorno feriale più sabato o domenica, da maggio a ottobre”. La quota di partecipazione è di 25 Eu.
Dopo il lavoro nei campi, picnic tutti insieme con vino Cinque Terre Doc. «I soldi pubblici sono sempre meno, mentre cresce il numero degli interventi necessari in tutti i territori. Non si può solo attendere, quindi. Occorre integrare con azioni concrete. È quello che Michelle ed io facciamo sempre, anche incontrando ostacoli per le lentezze burocratiche, come si può ben immaginare. Ma non comprendiamo un No come risposta, andiamo sempre avanti. Desideriamo rendere Vernazza più vivibile, lavoriamo per un turismo responsabile dove il visitatore non sia solo tale, ma tocchi con mano il terreno, le foglie, le pietre da spostare. Diventa un'esperienza che entra dentro, si comprende che facendo ognuno la propria parte, ma insieme, le cose cambieranno davvero. Qui nelle Cinque Terre siamo in controtendenza. Da noi i turisti continuano ad arrivare numerosissimi e ne siamo felici, naturalmente. Ma spesso restano per poche decine di minuti, percorrendo tutti gli stessi sentieri, e poi cambiano località. Noi consigliamo sempre di salire, c'è tanto anche lassù. Ed è in alto che parte la nostra storia, lì dobbiamo lavorare per guarire le ferite della terra».

Il volonturismo è stato premiato e appoggiato da TreadRight Foundation. I numeri sono davvero incoraggianti. Nel 2013 sono stati più di 300 i volonturisti che hanno aderito, con una quindicina di proprietari coinvolti. Inoltre, il progetto ha creato 5 posti di lavoro part time per le giovani guide del posto. «Abbiamo dimostrato che queste iniziative, se strutturare con mentalità imprenditoriale, creano anche opportunità di lavoro». Per adesso i turisti sono per lo più stranieri: in maggioranza australiani, americani, neozelandesi. «Si spera di coinvolgere un buon numero di italiani, magari in collaborazione con il Parco Nazionale delle Cinque Terre, che offre gite ed escursioni guidate tramite la Carta 5 Terre. Il volonturismo è già presente negli Stati Uniti o In Australia. Chi non lo conosce, deve comprendere che alla base c'è uno scambio, si tratta di un arricchimento enorme da entrambe le parti, e non uno sfruttamento gratuito».

Mi parla, adesso, del secondo progetto. Si chiama Wine & food discovery, nato con l'obiettivo di offrire qualcosa di autentico. Si tratta di degustazioni con un vino delle Cinque Terre, che si svolgono una volta la settimana. Sta riscuotendo un grande successo, i partecipanti vengono da tutto il mondo. «I produttori sono i primi a salvaguardare il territorio. Anche eventi come questo, dunque, fanno del bene a tutti noi».

La nostra chiacchierata è stata lunga e davvero piacevole. C'è un particolare che mi ha avvolta: cercare e toccare la terra, percepirla e lasciarla entrare dentro. Non limitarsi agli occhi che, per tanti motivi, possono essere pure un po' distratti. Sentire fra le mani un luogo attraverso un frammento, impedisce di dimenticare. Se ne resta legati, sempre. Quindi ci si sente responsabili della sua salvezza che, di riflesso e diretta conseguenza, è anche la nostra. Sì, credo che questo sia il grande segreto che Ruth oggi mi ha svelato.

Geraldina Morlino

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