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Prosciutta castelnovese, salume da record

 
L'insaccato della Val di Magra ha toccato gli 11 anni di stagionatura. Muscoli ripieni, spongata, mesciua: la cucina spezzina tra sperimentazioni e ricette della tradizione
 
   

     
Castelnuovo Magra, 21 novembre 2011
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di Renzo Raffaelli
   
 
Questo articolo è tratto dal numero di novembre-dicembre della rivista bimestrale e bilingue Blue Liguria, in edicola da giovedì 10 novembre.

I ristoranti, le osterie, le pasticcerie e i caffè segnalati da gourmet, artisti e buongustai. Blue è andato a scovare, a Levante e a Ponente, luoghi dove è possibile assaporare specialità della gastronomia ligure nel segno della tradizione ma anche dell'innovazione e fornisce ai lettori centinaia di indirizzi e numeri telefonici utili. Anche dei migliori produttori di olio, dei campioni di pesto al mortaio e dei maestri della focaccia al formaggio.

Lo scrittore Alberto Cavanna regala una particolare ricetta della buridda con lo stoccafisso tratta dal suo prossimo libro, la giallista Annamaria Fassio conduce i lettori nei propri locali preferiti mentre Claudio Paglieri racconta il commissario anoressico protagonista dei suoi romanzi.

Nel numero di questo mese Blue Liguria propone molte storie legate al cibo, facendoci conoscere personaggi creativi come i foodblogger, appassionati del buon mangiare che hanno creato in rete siti dove propongono nuove ricette o reinterpretano la cucina della tradizione.

Inoltre, interviste a Ferruccio Sansa che dice la sua sulla cementificazione del nostro Paese, al direttore di Primocanale Mario Paternostro, alla giovane scrittrice Ester Armanino, all'attrice Marina Massironi e a Tullio Solenghi che torna a casa dopo 34 anni interpretando Ruzante alla Corte di Genova, a Roberto Napolitano che spiega il miracolo della Società Economica di Chiavari che si rinnova con successo dal 1791.

Nelle rubriche quattro pagine dedicate ai libri e ai dischi in uscita da regalare a Natale e in omaggio in allegato la guida tascabile a tutti i migliori eventi in programma in Liguria a novembre e dicembre.

«Ecco il mio trofeo» - esulta Mirco Bertini mostrandomi uno dei suoi prosciutti che sorregge come una creatura da proteggere con amore. Quel blocco di carne lavorata dalle sue mani esperte è un esemplare unico di prosciutta Castelnovese, il salume brevettato nel 1997 e inserito tre anni dopo dal ministero delle politiche agricole nell’elenco dei prodotti tradizionali.

La prosciutta è il frutto di anni di sperimentazioni e del lavoro di tre generazioni: la si ottiene dalla coscia di suino emiliano disossata con il coltello, trattata in fasi diverse con le essiccate erbe aromatiche della zona e quindi insaccata a manovella e stagionata per un minimo di otto mesi. Il trofeo che mi mostra Mirco Bertini è un prosciutto unico perché ha raggiunto il record di stagionatura: undici anni. «Dicevano che in questa terra assolata, a due passi dal mare, non si potevano avere significative stagionature - dice - Io ce l’ho fatta spalmando sulla prosciutta ogni venti giorni l’olio extravergine di oliva conservandola ad una temperatura di 13 gradi e con una umidità del 58-63%. L’anno prossimo festeggerò alla grande questa sfida vinta».

La macelleria-laboratorio della famiglia Bertini (via Canale 52, Molicciara, Castelnuovo Magra; info 0187 673510) è citata in quasi tutte le guide gastronomiche: non solo per la prosciutta ma anche per la pancetta all’arancio, i salami al brodo di giuggiole, la mortadella ricavata esclusivamente dalla coscia del maiale e non dalle frattaglie e molte altre prelibatezze tutte lavorate a mano, senza conservanti e senza l’impiego di macchinari industriali.

Molti prodotti della gastronomia spezzina testimoniano la voglia di percorrere nuove strade come dimostra la prosciutta, la coltivazione sperimentale dello zafferano a Campiglia nelle 5 Terre e alcune coltivazioni nella Val di Vara consacrata al biologico con le sue 600 aziende. Ma la tradizione è prevalente. E la difesa dei piatti tradizionali della cucina spezzina, dalla mesciua ai muscoli ripieni, è diventata una missione per l’Accademia del Gusto fondata dal giornalista Franco Carozza, che dieci anni fa ha fatto registrare presso un notaio le ricette dei piatti tipici spezzini. E l’Accademia che vigila sulla tradizione è pronta a lanciare allarmi accorati quando si cerca di manometterla inseguendo le mode. Per l’Accademia del Gusto proporre la farinata con i bianchetti o con la cipolla, ad esempio, è come mettere i baffi alla Gioconda.

Gabriella Molli, che si definisce studiosa dei sapori e che spesso tiene relazioni per l’Accademia della Cucina, è invece più tollerante verso la contaminazione dei sapori nel mondo globale e in una cucina di confine come quella spezzina. E difende la creatività ai fornelli che significa elaborare, sperimentare. «Alla sagra del muscolo di Cadimare – racconta – un uomo e una donna per poco non sono arrivati alle mani. Avevano pareri diversi sul ripieno dei muscoli: per la donna ci voleva la bietola, l’uomo sosteneva il contrario».
Un esempio per dire che la lavorazione dei cibi è un’arte in continua evoluzione e che dei piatti possono esistere versioni diverse. Capita anche per la spongata, il dolce tipico della Lunigiana, ma anche di Berceto e Brescello. Molti pasticceri al di qua e al di là della Cisa  rivendicano l’autenticità della loro ricetta. E c’è chi, come Silvano Gemmi a Sarzana, ha conservato gli antichissimi stampi in legno di questa lavorazione.

 
 
 
 
 
 
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