Ancora tra i Pirenei, Pippo Delbono (regista e attore di teatro e cinema) è reclamato a gran voce in Italia, dove sarà protagonista al Festival della Mente di Sarzana, per un intervento su Pina Bausch e uno spettacolo concerto (sabato 3 e domenica 4 settembre) e alla 68esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia per la presentazione del suo nuovo film Amore carne. «Sto per ripartire, perché per stare qui, sui Pirenei, dove il telefono non prende e non c'è internet non so che razza di vacanza è, con tutti che mi cercano...».
Solo una congiunzione, e, distingue Amore e carne, spettacolo concerto con, il violinista e compositore, Alexander Balanescu e il Balanescu Quartet (sabato 3 settembre, ore 21) e il film Amore carne con Irène Jacob, Marie-Agnès Gillot, Sophie Calle, Marisa Berenson, Tilda Swinton, Bobò, Margherita Delbono e Pippo Delbono? Ma è proprio così? Sì e no è la risposta di Pippo Delbono che, come spesso accade, lavora su aspetti diversi alternando i media (cinema, teatro), ma sempre a partire da una stessa necessità di riflessione: «I testi di partenza sono gli stessi in effetti, ci sono materiali da Arthur Rimbaud, da cui anche il titolo, da Walt Whitman, Pier Paolo Pasolini, T. S. Eliot, un autore argentino e in entrambi c'è la musica di Balanescu, anche se poi nel film ci sono anche altre musiche, quelle di Les Anarchistes, di Laurie Anderson, di Michael Galasso tutti amici che hanno condiviso il progetto (partito con un budget ridottissimo), trasformandolo anche in un film musicale».
Film e spettacolo-concerto «parlano di un viaggio tra sacro e profano, mistico e terreno che parte da una dimensione di fragilità, di malattia e si dirige verso l'incontro con gli altri. La ferita da cui si parte è in realtà il pretesto per l'incontro, alla ricerca di un'altra possibilità, una riflessione Dopo la battaglia», come recita il titolo del suo recente libro e del suo ultimo spettacolo teatrale (che ha già debuttato a Padova e a ottobre sarà in tournée al Piccolo di Milano e all'Argentina di Roma). «Se nell'ultimo film Paura, c'era molta rabbia, qui c'è più amore, non certo quello delle canzoncine, parlo di quel sentimento profondo che lega le persone in modi che le persone stesse non sono in grado di capire. Indago anche il lato misterioso delle coincidenze, casualità adottando uno sguardo prevalentemente femminile».
E qui lui stesso chiama in causa Pina Bausch, sua maestra e figura al centro dell'incontro (domenica 4 settembre, ore 10) al Festival della Mente, dove Delbono insieme a Gianfranco Capitta, darà vita ad una presentazione per parole e immagini della straordinaria coreografa, scomparsa due anni fa, che ha rivoluzionato non solo il modo di fare danza, ma tutto il teatro e il mondo dell'arte. «Con Capitta ho condiviso fin da subito il desiderio di parlare di Pina Bausch in modo un po' diverso, raccontare la sua storia per trasmettere cosa ha significato nel profondo. Per questo ci siamo concentrati di più non sulla Bausch degli ultimi anni ma su quella rivoluzionaria degli anni storici. Vogliamo raccontare lo sguardo aperto di Pina quello che normalmente, come coreografi e registi, non abbiamo più: facciamo provini perché abbiamo già un'idea in testa e cerchiamo qualcuno che ci entri dentro. In generale guardiamo poco. La Pina che ho conosciuto io, lavorava in modo opposto: lei guardava, guardava e basta, con uno sguardo non giudicante e aperto a tante sfacettature. E poi scriveva tutto quello che faceva perché ogni cosa, diceva, poteva diventare poesia, magari non era buona adesso ma poteva diventarlo. Pina Bausch mi ha molto influenzato sulla composizione. Forse in modo più lampante si vede nel film-documentario India che danza: lì si capisce che avevo l'esperienza nel cuore».
Per tornare a Amore carne o Amore e carne, Delbono precisa «ricerco su zone che stanno su una stessa questione, certo poi li elaboro in formati diversi: libri, teatro, film, ma io sto su una stessa domanda». Il viaggio proposto nei due lavori è anche fisico ed è esattamente lungo le tappe che Delbono ha toccato negli ultimi due anni: «c'è la Liguria, Istanbul, Romania e Bulgaria, c'è Parigi e la Norvegia e poi ci sono le persone Bobò, Irène Jacob, Marisa Berenson, l'école de l'Opera di Parigi e poi Gianluca, mia mamma». Un film dalla forte carica poetico-evocativa, come sempre, ma costruito su una struttura narrativa più forte rispetto ai film precenti: «Sì c'è un racconto, c'è la mia voce che conduce lungo il viaggio, che è soprattutto interiore, ma si va al di là della poesia anche perché si tratta di un lungometraggio di un'ora e venti. In realtà è un film estremamente politico, una riflessione più profonda sul senso dell'esistenza per tornare alle radici del fare politica».
Nato con riprese al cellulare (come il precedente Paura), Amore carne è stato girato in parte con una telecamera a mano fino a un primo montaggio di Delbono stesso «Arrivo sempre a una bozza di montaggio ma poi mi fermo lì, altrimenti sarei un Dio come Peter Greenaway» con cui Delbono ha lavorato interpretando Dio e il diavolo nell'ultimo film Goltzius and the Pelican Company incentrato sulla figura di Hendrik Goltzius, un tipografo e incisore di stampe erotiche del Cinquecento. «È un piccolo ruolo molto interessante e un'occasione per lavorare con un grande artista che mi ha lasciato ampio spazio. C'è stato un dibattito interessante per esempio sulla questione della lingua di Dio e del diavolo: parlano inglese o italiano? Alla fine Dio parla inglese, perché è pù a modo, mentre il demone è italiano, ovviamente, anche se poi si permette di parlare di tutto».