Tre nuove produzioni, scrittori internazionali in odore di Nobel e tavole rotonde sul futuro del teatro italiano.
Superata la scorsa estate la boa della sessantesima edizione, il Festival ArcipelagoTeatro non sente il peso dell'età e conferma anche quest'anno la vitalità di una rassegna teatrale tra le più longeve del nostro Paese.
Giovedì 8 luglio 2010 il festival si apre all'insegna delle nuove generazioni, con la performance di giovanissimi tra gli otto e i tredici anni su Pericle principe di Tiro di Shakespeare, rivisitato dall'elaborazione testuale del trombettista Roy Paci, qui in veste di drammaturgo.
In un periodo di crisi e di finanziamenti ministeriali sempre più magri, il festival ha cercato nuovi percorsi di produzione in grado di ottimizzare le spese e agevolare la circolazione dei propri spettacoli al di fuori del limitato contesto festivaliero. «Vogliamo che i semi che lanciamo fruttifichino in altri modi - sottolinea Oreste Valente, da sedici anni direttore artistico della rassegna - e il sistema della coproduzione ci permette di andare a segno».
Così Sorelle d'Italia, avanspettacolo fondamentalista con Isa Danieli e Veronica Pivetti, vede la sua prima nazionale a Portovenere mercoledì 14 luglio e il debutto comparato a Taormina Arte cinque giorni dopo: una coproduzione tra Nord e Sud in linea con le celebrazioni per il centocinquantesimo dell'Unità d'Italia, da cui son giunti parte dei finanziamenti e gran parte della visibilità.
Lo spettacolo è tutto basato sul filo conduttore della musica e del cabaret, con rivisitazioni surreali del repertorio popolare, anche contemporaneo, come la Napul'è di Pino Daniele in salsa milanese. Oltre alla presenza nel cast di Isa Danieli, da sessantadue anni sui palchi di prosa e già primadonna di Eduardo de Filippo, l'unitarietà del progetto è garantita dalla scrittura musicale e dalle direzione dal vivo di Alessandro Nidi, arrangiatore di Franco Battiato e di Elio e le storie tese.
Sorelle d'Italia, dopo i festival estivi, approderà durante l'inverno al Politeama genovese, a conferma della volontà della direzione artistica di produrre spettacoli che abbiano una vita nel circuito stabile.
Alla base del nuovo concetto di produzione, la creazione di una società di attori in grado di operare al di fuori del pachidermico sistema degli enti pubblici: una sorta di sistema privato che lega gli intepreti e i tecnici per due anni, ottimizzando le spese e la distribuzione permettendo di ridurre gli organici. Come ricorda Oreste Valente, attore prima che direttore artistico: «con questo sistema inventiamo un modo per salvare noi stessi».
Oltre a Sorelle d'Italia, frutto dell'operazione è lo spettacolo Per Ecuba o il banchetto dei morti, su drammaturgia originale di Francesco Scarrone, che vede tra gli interpreti Franca Nuti, una delle attrici storiche del Piccolo Teatro di Milano.
Anticipazione della prossima stagione dello Stabile genovese: Franca Nuti calcherà le tavole del Teatro della Corte in una nuova produzione del Piccolo assieme ad alcune altre grandi interpreti strehleriane, dalla moglie del regista Andrea Jonasson a Giulia Lazzarini.
Ultima fra le nuove produzioni - e proposta tra le più curiose della rassegna - Permette, conte Tolstoj, che le misuri il cranio?, spettacolo di Luciana Grifi a cent'anni dalla morte dello scrittore.
Il testo sviluppa una sorta di psicodramma a partire da un fatto storico reale, la visita che a fine Ottocento il medico torinese Cesare Lombroso - tra i padri fondatori della criminologia - fece allo scrittore russo Lev Tolstoj per dimostrare i legami tra gli sviluppi del cranio e la genialità.
Se nella realtà il romanziere trattò con sufficienza le teorie lombrosiane, il palco del Salone Byron vedrà svilupparsi un intreccio ben più interessante e articolato, sospeso tra la comicità di un gioco da salotto e le tendenze uxoricide dell'autore di Guerra e pace.
Non manca in cartellone un nome di richiamo per il grande pubblico: venerdì 20 agosto il partenopeo Lello Arena presenta Cuori nella tormenta ventisei anni dopo, uno spettacolo in cui l'attore ricorda l'esperienza durante i ciak del film scritto da Carlo Verdone e girato a Porto Venere nel 1984.
Tra le curiosità per gli amanti del teatro, è da segnalare L'ultima notte di Giacomo Casanova, pièce del giovane drammturgo Stefano Massini già vincitrice del Premio Flaiano 2004 e che vede la regia e l'interpretazione di Mario Mattia Giorgetti, il decano della critica teatrale italiana storico direttore di Sipario che si cimenta nella prova del palcoscenico.
Il festival intende non solo proporre spettacoli, ma anche studiare delle soluzioni alla crisi del settore: ecco quindi in programma una serie di tavole rotonde (la prima venerdì 16 luglio) per analizzare, come sottolinea Valente, se «i tagli sono solo un male, o possono dare energia risolutiva al rinnovamento».
Un'analisi ampia, che spazia dalla filosofia alla letteratura, è garantita dagli interventi di Enrique Vila-Matas (22 e 23 luglio), scrittore spagnolo in odore di Nobel, e di Massimo Cacciari, filosofo ed ex sindaco di Venezia che a Porto Venere raccontare Bartleby lo scrivano di Melville (sabato 24 luglio).
Un Festival vitale e in cerca di sinergie nuove, che ha trovato copertura sui mass media anche grazie all'iniziativa collaterale Versi e sorsi, un ciclo di appuntamenti letterari trasmesso durante l'inverno dal canale Rai Radio3 nella trasmissione Gli incontri di Fahreheit.
Nell'ambito del Festival, anche la serata finale di Premio donna, giunto alla quindicesima edizione, che ha visto negli anni passati riconoscere il contributo di Margherita Hack e Rita Levi Montalcini.