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Mathieu
Georges Mathieu, Composizione, 1959
 

Hartung, Mathieu e Tobey: arte informale in mostra alla Galleria Cavana

 
Alla Spezia si celebrano i tre artisti del movimento europeo. Vi proponiamo il testo critico dello storico dell'arte Heiner Hachmeister. Dal 13 marzo al 10 aprile
 
eventi
Sabato 13 marzo 2010, alle ore 18, la Galleria Cavana Arte Contemporanea (via Gioberti 52) di La Spezia, in occasione del suo primo anno di attività, dedica una mostra a tre maestri dell’Arte Informale: Hans Hartung (1904 – 1989), Mark Tobey (1890 – 1976) e George Mathieu (1921).
La mostra è visitabile fino al 10 aprile, dal lunedì al sabato, dalle 10 alle 12 e dalle 16.30 alle 19.30. Domenica su appuntamento.
Info: www.cavana.it - info@cavana.it - +39347 8601207

Vi proponiamo il testo critico dello storico dell'arte Heiner Hachmeister, storico dell'arte e presidente del Comitato Mark Tobey.
 
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La Spezia, 9 marzo 2010
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di Heiner Hachmeister
   
 
L’Informale è un movimento nato nel 1946 dal termine Informel usato da Jean Dubuffet. Venne poi analizzato dal critico francese Michel Tapié nel suo manifesto dell’Art autre (1952).

Georges Mathieu comincia a dipingere quadri non figurativi nel 1944, praticando un'astrazione libera e gestuale. Nel vivo del dibattito teorico, organizza diverse mostre in favore dell'Abstraction Lyrique, di cui diventa l'ardente paladino. Inoltre sarà il primo ad imporre la gestualità all'interno della Scuola di Parigi, prima del 1950, dando il proprio contributo analogamente a Fautrier, Hartung, Wols, Soulages, ma anche ai pittori della Scuola di New York. Nel 1951 espone a Ve'he'mences confronte'es, la mostra da lui stesso organizzata insieme al critico d'arte Michel Tapie'.

Hans Hartung ha conosciuto direttamente tutti i movimenti avanguardisti del novecento senza tuttavia omologarsi in nessuna corrente o tendenza. Parte dallo studio dei grandi pittori classici del passato, per giungere ad un decisivo incontro con Kandinskij, nel 1925, dopo il quale si instaura definitivamente il carattere della sua pittura, astratta ed informale. Utilizza, dell'astrattismo, tutte le modalità formali, action painting, graffitismo, segno libero e segno-gesto-azione. Filtrato dal background culturale europeo, il linguaggio di Hartung, che esordisce da subito come non figurativo, costruendo infinite vaziazioni giocate sul 'segno', tema che percorre tutta la sua produzione.

Mark Tobey è nato nel 1890 nel Midwest (USA). Tra il 1920 e il 1940 compie diversi viaggi in Oriente: prima in Cina, poi in Giappone dove trascorre un mese presso un monastero Zen, e in Medio-Oriente dove ha la possibilità di visitare i santuari Bahá'í. Ritorna in Inghilterra, poi di nuovo negli Stati Uniti dove hanno luogo alcune importanti esposizioni. Nel 1958 riceve il primo premio alla Biennale di Venezia. Nel 1961 il Louvre gli dedica un’esposizione personale di 300 opere: è Tobey il primo artista non francese ad essere ospitato in una sede tanto prestigiosa. Nel 1974 a Washington presso la National Collection of Fine Arts, che fa parte del Smithsonian Institution, viene organizzata una mostra intitolata Hommage à Mark Tobey con circa 70 opere.

Quando Michel Tapié nel 1952, nel suo manifesto dell’ Art autre, analizzò l’Arte informale, questa altra arte era già maturata fino a diventare un movimento internazionale di reazione all’impostazione razionalistica dell’astrattismo geometrico, del costruttivismo e degli epigoni del Bauhaus. I propugnatori dell’altra arte volevano riappropriarsi della loro libertà raffigurativa, nonché poter esprimersi in maniera soggettiva e rispecchiare nelle loro immagini il proprio mondo interiore. Tapié si richiamò allora soprattutto agli Otages di Jean Fautrier e alle Hautes pâtes di Jean Dubuffet, esposti per la prima volta a Parigi nel 1945. È corretto affermare che entrambi questi artisti introdussero nella pittura il valore autonomo della materialità e della struttura tattile, ma si deve comunque riconoscere che essi, all’epoca, erano pur sempre legati anche all’oggetto (teste, figure, cose, paesaggi). Questa nuova forza della materialità affiorerà poi nelle opere di pittori successivi, quali lo spagnolo Antoni Tàpies, l’italiano Alberto Burri o il tedesco Emil Schumacher, i quali non si peritarono di utilizzare per le loro creazioni anche altri materiali, come la juta, la carta da imballaggio oppure la sabbia. Peraltro, sia Fautrier che Dubuffet non si vedevano come artisti dell’Informale, e nel 1954 Michel Tapié dichiarò di considerare l’americano Mark Tobey e il berlinese Wols come i principali protagonisti di questa corrente. Con questa affermazione il critico d’arte voleva sicuramente attribuire il giusto peso anche all’influsso enorme esercitato da questi pittori, che univano Astrattismo e Informale, sui colleghi statunitensi ed europei.

Già molto presto, assai prima che l’Informale diventasse un vero e proprio movimento, alcuni dei più importanti fautori di questa tendenza artistica presero spunto dall’arte calligrafica dell’estremo oriente. Ad essa ispirati sono alcuni piccoli disegni a china, risalenti al 1922, che Hans Hartung, nato a Lipsia nel 1904, realizzò ancor prima di aver intrapreso, a partire dal 1924, la sua formazione accademica e che sono conservati nella sua collezione. Sono ancora singoli disegni e macchie quelli che egli, nel 1937, mette su carta bianca servendosi di china nera. In seguito le sue composizioni diventano più colorate, e le linee e i grafismi, creati con casuale spontaneità, più complessi. Le opere tarde di Hans Hartung si contraddistinguono per eleganza e rigore: qui fasci di linee nere parallele si stagliano su di uno sfondo cangiante, monocromatico. Hans Hartung ricevette nel 1960, così come Jean Fautrier, il Gran Premio Internazionale per la pittura alla Biennale di Venezia.

Anche Georges Mathieu, nato nel 1921 a Boulogne-sur-Mer, si lascia ispirare, alla fine degli anni quaranta, dalla calligrafia orientale. Anch’egli crea uno stile molto personale di pittura astrattamente espressiva, nella quale le linee si intersecano seguendo un ordine intuitivo ed emozionale. Con uno spessore del colore molto maggiore che nelle opere di Hans Hartung e una sovrapposizione centrale, Mathieu dà vita a campi di forze dai quali fuoriescono, lungo traiettorie orizzontali e verticali, linee irruenti, che sortiscono l’effetto di lampi. Con grande talento improvvisativo e rapidità Mathieu apporta i colori sulla tela direttamente dal tubetto, e a partire dal 1954 inscena più volte davanti al pubblico l’atto di dipingere immagini di grande formato come evento teatrale.

Georges Mathieu è un incondizionato ammiratore del vecchio maestro del Modernismo astratto, Mark Tobey, nato nel 1890 a Centerville (Wisconsin), che egli incontrò per la prima volta sullo scorcio del giugno del 1954 e la cui prima mostra monografica in Europa ebbe luogo presso la galleria parigina Jeanne Bucher nel 1955. In lui Mathieu, come anche molti altri artisti, vede il maestro della pittura meditativa, che non solo si è ispirato alla calligrafia orientale, bensì l’ha anche praticata apprendendola nel 1934 in Cina e poi, soprattutto, in un monastero Zen buddista situato vicino a Kyoto, in Giappone. Con il dipinto a tempera Broadway Norm, del 1935, Tobey realizzò un anno più tardi un’opera completamente astratta, il cui fondo rosso-marrone è quasi totalmente ricoperto da un groviglio di linee bianche. Era l’atto di nascita dei suoi famosi white writings, che additavano al modernismo astratto nuove possibilità, e che influenzarono profondamente pittori come Jackson Pollock. Spazio e luce non vengono più resi da Tobey attraverso vuoti e gradi di luminosità, bensì attraverso ammassi di tocchi calligrafici, di linee turbolenti, che distribuiscono campi di energia e movimenti ondulatori sull’intera superficie pittorica. Nel corso della sua attività artistica Tobey non rinuncia ad alcun esperimento. Prova colla liquida come mezzo pittorico, tatua con aghi il cartone dipinto con la tempera, scava con il coltello e il pennello nel polistirene, crea monotipi per mezzo dei supporti pittorici più disparati, e col passare degli anni trova sempre più diletto nella scrittura colorata e negli sfondi. Dopo aver partecipato alla Biennale di Venezia nel 1948 e nel 1956, Tobey viene insignito, due anni prima di Hans Hartung, al Gran Premio Internazionale per la pittura.

Hartung, Mathieu e Tobey hanno preso parte per decenni, in varie combinazioni, a importanti mostre in musei e gallerie. Rivedere ora tutti e tre insieme in un unico luogo, significa poter verificare similarità e divergenze di tre originali Artisti dell’Informale.

 
 
 
 
 
 
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