Nel 1824, nel suo Diario del Dolore, Mary Shelley scrive:
"Italia -cara- Italia - assassina di quelli che amo e di tutta la mia felicità" È recente la morte di Percy, e il sentimento nei confronti dell'Italia, paese che è stato ospitale nei confronti della coppia quando è dovuta fuggire dall'ostilità dell'opinione pubblica e dai parenti in patria, è ambivalente. Scrive ancora in La Scelta: "Il cielo è una volta - e l'Italia una tomba". In Italia l'autrice del Frankenstein ha perduto un figlio, William, ma soprattutto Percy. Riguardo a questo lutto, il documento più importante è sicuramente la lettera a Maria Gisborne, del 15 agosto 1822, che si trova in mostra a Viaggio in Italia. Si tratta del primo, doloroso, resoconto della morte del poeta: "Lo scenario della mia esistenza si è chiuso e non c'è alcun piacere nel ricordare i fatti che hanno preceduto l'evento che ha annientato le mie speranze". Nella lettera Mary parla degli ultimi giorni trascorsi a San Terenzo, nel golfo di Lerici (vedi Quando gli Shelley sconvolsero Lerici e Il tragico volo di Mary e Percy):"I miei nervi erano tesi nella massima irritabilità, un presentimento di sventura gravava sul mio spirito. Non ci sono parole per dirle quanto odiassi la nostra casa e il paesaggio. Shelley mi rimproverava per questo - la sua salute era buona e il luogo lo entusiasmava". E ancora:
"La mia cattiva salute può dare una spiegazione a molto di tutto ciò - fare il bagno in mare mi sollevava un po' - ma l'8 giugno [...] ebbi una minaccia di aborto e dopo una settimana di malattia [...] stavo così male che per 7 ore rimasi quasi senza vita. [...] Tutti pensarono, e così anch'io, che stessi per morire - non lo desideravo affatto, il mio povero Shelley non sarebbe mai vissuto senza di me, il senso di eterna disgrazia avrebbe pesato troppo su di lui [...]. Come ho detto, Shelley era dapprima in perfetta salute ma un giorno, per la fatica e lo spavento che aveva preso a causa del mio malessere, ci fu in lui un ritorno di sensazioni nervose e di visioni così negative come nei suoi periodi peggiori". Racconta poi la sua opposizione alla partenza del marito per Pisa per incontrare Byron:"Non potevo accettare che lui dovesse partire - lo richiamai indietro due o tre volte [...]. Piansi amaramente quando se ne andò. [...] Il presentimento che qualche disgrazia sarebbe accaduta mi perseguitava". Quindi, l'avverarsi dei cattivi presagi:"Shelley aveva trascorso la maggior parte del tempo a Pisa [...]. Lunedì 8 luglio [...] c'era stato un temporale [...], ma verso mezzogiorno il tempo era bello e il vento spirava verso Lerici. [...] Shelley sarebbe rimasto, ma Edwards aveva una gran ansia di raggiungere casa [...] così salparono! [...] Salparono all'una [...]. Circa alle tre, Roberts [...] vide una tromba d'aria provenire dal Golfo [...]. < >, disse <>. Questo era tutto ciò che venimmo a sapere".
L'attesa angosciante, la ricerca di notizie a Pisa, Livorno, Viareggio, e una sensazione terribile:
"Una voce dentro di me sembrava urlare forte che quel mare era la sua tomba [...] - poi lo scirocco soffiava continuamente e il mare gemeva un eterno canto funebre per loro".
Infine la dolorosa certezza:
"Giovedì 25 luglio Trelawny ci lasciò per andare a Livorno per vedere cosa doveva o poteva fare. Il venerdì stavo malissimo [...]. Circa alle sette di sera egli fece ritorno -tutto era finito- tutto era chiaro ora; erano stati trovati, riversi sulla riva - dunque, bisognava accettarlo".
Riportiamo infine una poesia di Mary Shelley:
Lamento
Stamane la tua bella barca, Amore, partì su di un mare pieno di sole, quest'oggi nere tempeste, Amore, sottovento l'han fatta naufragare.
Ah dolore, dolore, dolore! Dagli spiriti delle profondità egli viene cullato in mezzo al flutto in un sonno che risveglio non avrà.
Tu sei riverso sulla spiaggia, Amore, accanto alle onde che battono a lutto. Le ninfe marine sempre più, Amore, tristi canteranno una funebre nenia.
Ah venia, venia, venia! Oh spiriti delle profondità mentre vicino al suo guanciale d'alghe io faccio la mia guardia solitaria
Da lontano attraverso il mare, Amore, un tempestoso lamento ritorna dalla voce dell'Eco per te, Amore, dalle cavità oceaniche risuona.
Ah pena, pena, pena! Gli spiriti delle profondità gridano forte la loro sofferenza mentre io piango per sempre.
Contributo bibliografico: Mary Shelley, dialogo d'amore (Carla Sanguineti, ed. Giacchè)
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Viaggio in Italia. Un corteo magico dal Cinquecento al Novecento
Palazzo Ducale, p.zza Matteotti 5
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Orari d'apertura: tutti i giorni, ecluso lunedì, dalle 9.00 alle 21.00;
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