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Quando gli Shelley sconvolsero Lerici

 
Il poeta inglese scomparso in mare. Il dolore di Mary, la scrittrice, un volo romantico e tragico
 
   

     
04 maggio 2001
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di
Donald
Datti
   
È sicuramente una delle opere più note e suggestive della mostra "Viaggio in Italia": Il funerale di Shelley sulla spiaggia di Viareggio del pittore francese Louis-Edouard Fournier.

Rappresenta la pira funebre del poeta inglese sul litorale toscano, alla presenza di Byron e John Trelawny, gli amici accorsi a rendergli l'ultimo saluto dopo il naufragio della sua imbarcazione, l'Ariel, al bordo del quale era diretto a San Terenzo, presso Lerici.

Qui lo aspettava Mary Shelley, tormentata da cattivi auspici, avvinta dalla bellezza del luogo e dai dolori di una gravidanza travagliata. Il piccolo borgo rivierasco fu l'ultima dimora mortale di Shelley, che al largo del Golfo dei poeti compose Il Trionfo della Vita, su quella stessa barca dove trovò la morte l'8 luglio 1822.

L'avvento della famiglia Shelley e dell'"allegra brigata" che aveva preso possesso di Villa Magni (col poeta, la moglie e il figlio William c'erano anche la sorellastra di lei, Claire Clairmont, gli amici Edward e Jane Williams e John Trelawny, amico della coppia, appassionato avventuriero) una splendida abitazione lambita dalle acque del Mediterraneo, sconvolse la vita del paesino di pescatori. La promiscuità scandalosa e incestuosa (Percy Bysshe Shelley intratteneva una relazione con la cognata e con Jane Williams), l'esibizione di ricchezze, cultura e nudità senza ritegno, furono un duro colpo alla routine di San Terenzo. Faceva discutere il fatto che gente di un ceto sociale così elevato andasse a vivere in una casa vuota, senza mobilia, e accettasse di dormire su pagliericci improvvisati prestati dagli abitanti del luogo. Faceva discutere che dalla baia arrivassero continuamente ospiti e si fermassero a dormire nella villa, che gli abitanti della casa (compresi i bambini) passassero le loro giornate nudi. Soprattutto, destava stupore che persone così colte (Mary Shelley passava le sue giornate sdraiata leggendo e scrivendo, mentre il marito andava in giro per il paese cercando domestici) e benestanti mangiassero così poco (perlopiù pane, tè e frutta fresca). In compenso il poeta si stordiva con massicce dosi di laudano, che lo gettavano spesso in preda alle visioni.

Dal canto loro, gli Shelley, avevano diffidenza verso gli abitanti del luogo, rozzi, ignoranti e che "parlano un dialetto detestabile". Ma Tanto Percy che Mary amavano il paesaggio del golfo di Lerici, seppure presentissero che dietro a tanta bellezza si nascondeva la tragedia. Mary percepiva il luogo come "troppo bello", che "non sembrava di questa terra" e "invitava la mente a meditare su strani pensieri [...] sollevandola dalla quotidianità" inducendola "a familiarizzare con l'irreale". Quando l'Ariel attraccò per la prima volta nel porticciolo di San Terenzo, Mary ebbe chiara la visione della Morte che si insinuava per l'ennesima volta nelle loro vite.

A giugno rischia di morire per un'emorragia, e viene salvata dal marito che la immerge prontamente nel ghiaccio. Non appena si riprende, Percy decide di partire per Livorno, dove deve incontrare Byron per dare vita a un giornale, The Liberal, che è un progetto a lungo cullato per dare voce alle loro opinioni filorivoluzionarie.

Ormai il destino del poeta è segnato, il suo volo romantico si arresta sulla spiaggia di Viareggio, dove il suo cadavere viene bruciato perché nessun corpo che arrivi dal mare può essere seppellito in Italia, per evitare il contagio della peste. Resta solo Mary, che passerà un anno a Genova, "la splendida città che si specchia nelle acque azzurre del Mediterraneo", prima di tornare in Inghilterra.

Nella mostra, oltre al quadro citato, si trovano i ritratti di Shelley e quello del suo amico Leight Hunt, nonché un disegno di Villa Magni. Ma di maggiore interesse sono, probabilmente, le lettere di Percy Shelley (a Byron e a Jane Williams) e le sue poesie manoscritte (Remembrance, When the Lamp is shattered e To Jane). Poi ci sono i documenti concernenti la cremazione del poeta e le lettere della moglie: quella a Maria Gisborne (il primo scritto nel quale venga rievocata la recente morte di Shelley, datato 15 agosto 1822) e quella a John Trelawny. Infine, i versi Ah he is gone - and I alone, dedicati al marito.


Vedi anche Il tragico volo di Mary e Percy, Il lamento di Mary sul mare di Lerici, Versi scritti nel golfo di Lerici e Gli Shelley a Viaggio in Italia.


Contributi bibliografici: Mary e Percy Shelley a San Terenzio, di Carla Sanguineti (da Qui è bello come non mai. In viaggio con gli scrittori da San Terenzo a Tellaro Agorà Edizioni)
Viaggio in Italia. Un corteo magico dal Cinquecento al Novecento (Catalogo della mostra, Electa)
 
 
 
 
 
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