30 luglio 2009. Ultima data del Festival Sconfinando. Alla fine del concerto della Lincoln Center Jazz Orchestra, facendomi largo tra una folla di fan che chiede foto e autografi, riesco, insieme a due importanti giornalisti e pochi altri eletti, ad avere un piccolo colloquio con Mr. Wynton Marsalis.
Alla domanda su quanto la musica di New Orleans abbia influenzato il suo modo di suonare,
Marsalis risponde che la cultura di New Orleans è assolutamente insita nel suo modo di suonare e comporre. Lui, che proviene dalla città dove il jazz è nato e dove la tradizione jazzistica fa parte della quotidianità della gente, ci tiene a tramandarne le radici filologiche.
Inoltre l’idea base della sua filosofia, che tiene a trasmettere a tutta l’Orchestra, è che la cultura del posto dove si suona sia venga assimilata, determini la scelta del repertorio e in qualche modo influenzi il percorso artistico dei musicisti.
Nonostante non si siano sentiti brani italiani durante il concerto, Mr. Marsalis ci tiene a dire che la cultura italiana ha fortemente contribuito alla nascita e allo sviluppo del jazz.
Il concerto della LCJO si apre con i ringraziamenti a pubblico ed organizzatori del sassofonista Walter Blanding Jr., in un affascinante e inclinato italiano. Un organico di 15 elementi, 4 trombe, 3 tromboni, 5 sax e ritmica è elegantemente vestito in tailleur grigio e cravatta giallo oro: Wynton Marsalis, Sean Jones, Ryan Kisor, Marcus Printup alle trombe, Vincent R. Gardner, Elliot Mason e Chris Crenshaw ai tromboni, Sherman Irby, Ted Nash, Walter Blanding Jr., Victor Goines e Joe Temperley ai Sax e clarinetti, Dan Nimmer al piano, Carlos Henriquez al contrabbasso e Ali Jackson alla batteria.
Wynton Marsalis, seduto nell’ultima fila, presenta, dirige e a sua volta sostiene i solisti, dimostrando di aver portato l’orchestra ad una compattezza e forza ritmica degna delle Orchestre di Count Basie o di Duke Ellington, suoi predecessori più volte citati durante la serata sia negli assoli che nelle composizioni.
Swing da vendere. Il repertorio spazia dal brano Pollock, ritratto del pittore americano ideatore dell’Action Painting, scritto e arrangiato da un’incredibile Ted Nash, a Counterblocking, composizione di Thad Jones scritta e arrangiata per l’orchestra di Count Basie; da Light blue e Bye ya di Thelonious Monk a Peace di Horace Silver. Inoltre un arrangiamento di Fletcher Anderson del Bolero di Maurice Ravel.
Il concerto si conclude con due blues fra cui The Sanctified blues, dove l’anima di New Orleans e delle Brass band emerge prepotentemente. A questo punto Marsalis congeda l’Orchestra e ringrazia il pubblico con un fiero We Are The Jazz at Lincoln Center, degno di un Young Lion diventato Big.