L'anno scorso, dopo Horror vacui, Leonardo Pischedda - direttore artistico di Artificio23, di ARIA Festival e regista - aveva confermato il connubio con Balletto Civile (in particolare Michela Lucenti) e il filone laboratoriale e produttivo che aveva già coinvolto gli acrobati kenyoti della compagnia Afro Jungle Jeegs e portato Pischedda stesso a Nairobi per dei laboratori. Risultato del lavoro, lo spettacolo I prodotti, presentato in anteprima a Torino alla Cavallerizza Reale, nel febbraio 2009 e di recente al Festival dei due mondi di Spoleto.
Nell'edizione 2009 di ARIA Festival - in coincidenza e collaborazione con l'84° Palio del Golfo - Pischedda e Lucenti proseguono il cammino presentando dieci minuti di un nuovo studio, Il centro del mondo è fatto di ghiaccio, che dovrebbe trasformarsi nella produzione per il prossimo anno. L'appuntamento è al Teatro Trianon della Spezia, venerdì 31 luglio alle ore 18.45 e sabato primo agosto alle ore 18.45 e 21.15 (clicca qui per consultare il programma completo di ARIA Festival 2009).
«Per ora sono solo due gli interpreti in scena, Michela Lucenti e Antonio Ceschia, una figura di grandi dimensioni fisiche che aveva già lavorato con noi in Horror Vacui. Il progetto però prevede l'ingresso di almeno altri due interpreti che probabilmente saranno due degli artisti kenyoti della Afro Jungle Jeegs. Il titolo corrisponde a una delle frasi ripetute da un personaggio nello spettacolo I prodotti. Infatti i due spettacoli sono parte di un unico progetto, una costruzione a incastri che genera progetti autonomi ma in qualche modo strettamente legati».
Come in I prodotti, oltre a una riflessione sul mondo contemporaneo delle differenze e somiglianze tra popoli, tra società e quotidiane esistenze ad occupare la riflessione tra danza, teatro acrobatico, teatro di parola e teatro fisico, si entra dentro la questione dell'economia e di meccanismi economici abbastanza spietati che regolano e modificano le relazioni umane.
«A I prodotti fa da sfondo l'idea concreta che esiste nella relazione tra noi artisti italiani e gli Afro Jungle Jeegs: loro sono prodotti da noi, ma anche vengono da noi per i nostri prodotti. Lo spettacolo teatrale è piuttosto articolato tra danza, teatro fisico, recitazione e acrobazia, espressioni che vengono scardinate e diventano altro accanto a dialoghi in italiano e in inglese, tradotti con video proiezioni su una grande parete bianca che fa da scenografia. Il tema è quello del vuoto, quello che uno dei personaggi chiama - in swahili - il freddo dentro. È uno spettacolo molto danzato, all'interno della partitura fisica emergono delle storie che sono tratta dal vissuto reale degli interpreti, dalla realtà da cui provengono e da quella che li circonda. In definitiva sono tutte storie che disegnano un certo tipo di mondo, quello di cui ti rendi improvvisamente conto stando a Nairobi, che il centro del mondo è proprio il ghiaccio, la durezza della vita, il freddo inteso come paura per esempio che si prova camminando per Nairobi e temendo di essere aggrediti. La chiave è che tutti si mettano in gioco allo stesso modo per raccontare questo ghiaccio soggettivo, ma anche in un certo senso universale».