Giovedì 30 luglio 2009 a Sarzana si esibirà la Lincoln Center Jazz Orchestra, diretta da Wynton Marsalis - è l'ultima data del festival Sconfinando 2009.
La prima volta che lo vidi suonare correva l'anno 1993, a Perugia, durante l'Umbria Jazz Festival. Saranno state le tre di notte o giù di lì. Sono con la mia amica, Bryan e il suo amico bassista in un club che mi pare si chiamasse Angelino. Vorrei cantare.
Bryan M. è un pianista di New York che suona con la Walter "Wolfman" Washington & The Roadmasters di New Orleans.
Il suo amico bassista continua a dirmi che suo cugino è Jaco Pastorius e che sua zia è Aretha Franklin. La cosa mi puzza un po', non so bene se credergli o meno, perché comunque è americano e suona, quindi magari è vero: però lui è bianco e Aretha no.
Tenendomi i dubbi, non mi stacco perché lì c'è qualcosa che mi attira a palla, come una forza che deve ancora rapirmi ma sta per farlo.
Il club è piccolo con i muri a pietra. Dietro al bancone ci sono delle ragazze carine e i musicisti non fanno che bere per poterle guardare da vicino. C'è fumo, la luce è fioca, e un trio di americani sta suonando.
Per me è il primo incontro ravvicinato con l'America del Jazz.
Ho da poco comprato il disco di una certa Rachelle Ferrell e sentire dal vivo quei pezzi mi fa sballare.
Ma ecco aprirsi la porta del club. Un nero con gli occhiali scuri e un'enorme anello d'oro al dito annuncia: «Ladies and Gentleman, the Winton Marsalis septet».
Un elegantissimo Wynton Marsalis stacca il tempo e la band comincia suonare. Prima Cravan di Duke Ellington e poi Basin Street Blues di Spencer Williams.
I loro stumenti sono lucidi come gioielli.
E poi la Jam ricomincia: «if somebody wants to sing...». «..Go, go..» mi dice Bryan. Lui si siede al pianoforte.
«Ok... Hallo. Mmm... When the saints go marcing in...» Lo sento sempre in cassetta fatto da Mahalia. Dovrebbe andare.
La gente applaude. «One more». «Ok. Summertime». «Wow, little girl, where are you come from?»
«I'm Italian». «Well done, Keep singing baby!».
Rivedrò dal vivo Mr. Marsalis a New York nel 2003 con la Lincoln Center Jazz Orchestra.
Il volto impeccabile del jazz. Colui che recupera tenacemente la tradizione, noncurante delle critiche che lo accusano di aver ucciso il jazz.
Wynton Marsalis, nato a New Orleans il 18 ottobre del 1961, figlio del pianista Ellis Marsalis e fratello di altri 3 musicisti fra cui Brandford Marsalis, sassofonista noto soprattutto per le collaborazioni con Sting e fondatore dell'etichetta discografica Marsalis Music, dopo aver frequentato la prestigiosa Juilliard School di New York City, inizia a suonare sotto la guida di Art Blakey & The Jazz Messengers, per poi passare al quartetto di Herbie Hancock.
Wynton si distingue come uno fra i più discussi e attivi musicisti della scena internazionale. Dotato di una tecnica strumentale ineguagliabile con grandi abilità compositive è il direttore artistico, dal 1992, del programma 'Jazz at Lincoln Center'. Mr. Marsalis affianca con disinvoltura all'attività jazzistica quella classica, e a quella di strumentista l'attività educativa con il progetto Marsalis: jazz for young people.
Incide prima per la Columbia dal 1982, poi dal 2004 per la Blue Note. I riconoscimenti sono molti fra cui il premio Pulitzer nel 1997 per Blood on the fields (1994, Columbia Records) e la nomina di Messenger for peace per le Nazioni Unite nel 2001 ad opera di Kofi Hannan.