Demone o intrattenitore? C'è chi lo odia e chi lo venera.
Di sicuro, Facebook è uno strumento molto duttile che dalla sua ha la straordinaria capacità di creare un'aggregazione larga, trasversale, transculturale e trangenerazionale - specie tra quelle generazioni che altrimenti, forse, non si incontrerebbero affatto. Comunque la pensiate, a La Spezia attraverso Facebook si è spontaneamente creato un movimento di persone, per lo più artisti o individui attivi nell'ambito delle varie arti, che si sono messe a discutere del futuro culturale della loro città, di prospettive politiche e no, di progetti, di anime, di voglie e disillusioni. Il gruppo di discussione, che si è incontrato fisicamente circa un paio di volte, si chiama La Spezia: un'Altracultura è possibile.
Alla testa di questa rinnovata politica partecipata Anna Maria Monteverdi, artista e docente presso il DAMS d'Imperia, e Marco Romanelli, presidente di Onde Sonore (scuola di musica all'interno del centro Dialma Ruggero) e già presidente del Forum delle Associazioni tra il 2005 e il 2007 sotto l'amministrazione Pagano.
Motivo scatenante: la pubblicazione di un bando per la nomina di cinque componenti del consiglio di amministrazione dell'Istituzione per i Servizi Culturali del Comune di La Spezia, che quindi vede tra una ventina di giorni scadere il mandato di Marco Ferrari, che fino ad oggi ha ricoperto la carica di presidente di quelle stesse Istituzioni a La Spezia, e l'immediata circolazione sui media di alcuni nominativi come possibili candidati: tra cui Jacopo Tartarini, presidente dell'ARCI; Paolo Manfredini, assessore all'Istruzione e al Palio del Golfo; Antonello Pischedda.
Tra le altre argomentazioni condivise la mancanza di una regolamentazione sulla destinazione degli spazi e dei fondi e la voglia di avere una commissione per i diversi linguaggi artistici con un disegno generale chiaro e condiviso e non una navigazione a vista con budget scarsissimi. «A proposito - afferma Monteverdi - ho appena saputo che la previsione per il nuovo bilancio comunale ha già dato un secco taglio alla cultura con un meno 25%, tanto per cominciare».
Ieri sera, lunedì 12 gennaio, negli spazi del Dialma Ruggero erano una quarantina: «molti giovani, molti sconosciuti, molti legati al mondo del fumetto - comincia a raccontare Monteverdi - molti anche già disillusi, ma quasi tutti decisi a chiudere con una logica politico-partitica. Tutti abbiamo alla fine del dibattito concordato che il Sindaco (Massimo Federici, ndr) debba scegliere non dal mondo della politica ma da quello della cultura». Dal punto di vista di Marco Romanelli, che vive questa nuova esperienza avendo vivissima quella precedente come presidente del Forum delle Associazioni: «ci sono più intellettuali, il livello del dibattitto è più alto e in generale c'è una forte preparazione culturale che mi ha fatto davvero piacere. Devo però ammettere che purtroppo ritrovo anche alcuni di coloro a cui piace fare azione di disgregazione in questi frangenti partendo dal presupposto che 'la nostra città è quello che è e quindi bisogna starsene'».
A movimentare la serata la presenza di Jacopo Bedogni, video artista nato a La Spezia ma di base a Milano che si è fatto strada come Masbedo (in un duo artistico con Federico Massarra) e a Milano ha lanciato il festival di musica video-live InDeepAndDance. «È intervenuto con un discorso molto propositivo e concreto - spiega Monteverdi - sottolineando soprattutto la necessità di lavorare sui contenuti, e poi a livello manageriale, smorzando i toni per poi andare al dialogo con la politica».
È venuto fuori qualche nome? «Maurizio Maggiani - continua Monteverdi - che ha trovato d'accordo i giovanissimi, come i cinquantenni, ma soprattutto artisti che operano nei diversi settori e non necessariamente in ambito letterario. Perché ci sembra che Maggiani sia uno scrittore che vive la sua città».
E qui apriamo una parentesi per sentire in diretta il commento di Maurizio Maggiani. Alle prese con un nuovo romanzo e resosi sempre più irraggiungibile - molte le collaborazioni con alcuni settimanali e quotidiani interrotte almeno temporaneamente - ma estremamente disponibile in questo frangente di rinnovati entusiasmi: «Sono sinceramente onorato che operatori della cultura, fra cui come capisco molti giovani e creativi, abbiano fatto il mio nome per questo incarico. In linea di principio mi piacerebbe fare qualcosa per la città dove vivo, mi piace ottemperare al dovere di fare la mia parte, con questo intendo però un'elezione volontaria alla partecipazione alla vita della città, mentre questo di cui si parla è un incarico politico, quindi non volontario. Ripeto sono onorato, ma non mi passa neanche per la testa l'idea di poterlo svolgere».
«Ritengo fondamentale - prosegue Maggiani - un'istanza politica per la produzione e il consumo culturale, ma tutto questo oggi ha che fare con un muro appagato che non ha niente a che vedere con quello che dovrebbe, con nuove generazioni, nuove esperienze, far venire in questa città messaggi, opere, uomini e donne che si raccontino a chi sta qua e a cui chi sta qua possa altrettanto raccontare. No, questa è una città chiusa, dove le opportunità sono abortite in un sistema che è bloccato. Prima di ogni altra cosa c'è da abbattere questo muro, abolire le fondamenta, abolire la mia generazione.
La buona notizia è che a La Spezia c'è un Sindaco (Massimo Federici, ndr) che sembra dedicarsi a fare, senza grandi speranze forse, ma fa. Quest'uomo - che non è certo il messia - deve essere messo in grado di prendere decisioni dinamitarde. Che ci sia un gruppo di discussione è l'altra buona notizia e se sarò invitato sarò ben lieto di parteciparvi.
Dico però che qui ci sono incrostazioni ventennali, va fatta piazza pulita di una generazione reazionaria, la mia. Con le buone o con le cattive. Quindi figuriamoci se io posso essere inteso come il candidato buono. Ci sarà un giovane intelligente e preparato in grado di sviluppare un progetto? L'età che conta non è quella anagrafica, si tratta di presentarsi con un pensiero innocente e casto, ovvero privo di malizia. Bisogna far crollare una mentalità, certe rendite di posizione e un certo asfittico conservatorismo culturale. Se mi si chiede un contributo dinamitardo ci sono, ma qui ci vuole un politico capace di mediare tra le diverse opzioni e aspirazioni che ci sono, ci saranno e ci devono essere».