Piergiorgio Odifreddi sì, Pergiorgio Odifreddi no? Nonostante la polemica sollevata da due esponenti politici (del PD e di AN), il matematico interverrà con sua lectio magistralis all'inaugurazione al Premio Exodus 2008 come da programma, mercoledì 15 ottobre 2008 (ore 18) al Teatro Civico della Spezia. Ora non resta che capire come mai è nata questa querelle intorno alla sua presenza all'Exodus e magari farsi anticipare qualcosa sulla sua relazione dal titolo Scienza e fede. La spiritualità della scienza.
«Il mio intervento in origine voleva affrontare il dibattito tra scienza e religione in maniera elevata e quindi mi ero riproposto di affrontare la spiritualità della scienza. Esattamente come la filosofia è da qualcuno intesa come una pratica spirituale, così a mio avviso può considerarsi anche la matematica. Credo ci sia bisogno di spiritualità nel mondo dell'umanità, per tutti quegli aspetti non materiali che ci riguardano al di là del mero far soldi». Però poi si è scatenata la polemica da due fronti politici. «Dall'area cattolica ex-Margherita, il PD e dall'estrema destra, AN. Perciò ho deciso che oltre a questa prima parte sulla spiritualità, più teorica, ci sarà una seconda parte del mio intervento più pratica per capire come si sia sviluppato il rapporto tra scienza e fede in una persona come Einstein. Il che ci porta a verificare come uno scienziato ebraico ha coniugato scienza e spiritualità nel concreto della sua vita, come ha interpretato la religione ufficiale, la Bibbia e l'ebraismo».
Ma in che senso si può parlare di spiritualità della scienza, può farci un esempio?
«Prendiamo in particolare la matematica e pensiamo allo studio quotidiano in silenzio per esempio, all'aspetto meditativo, al fatto che il matematico si occupa di tematiche astratte. Il mondo matematico è un mondo platonico delle idee che ha molti aspetti in comune con la pratica dell'ascesi, perché spinge al distacco con il mondo materiale. Per quanto mi riguarda è il tentativo di presentare una visione laica della spiritualità che non può essere esclusiva religiosa. Nel cattolicesimo infatti c'è una tendenza diabolica a credere che l'unico modo per essere spirituali sia essere religiosi e che l'unica religione corretta sia il cattolicesimo. Quando ancora Ratzinger era segretario della congregazione per la dottrina della fede, il Dominus Jesus, aveva sostenuto il cristianesimo come unica via alla religione e in particolare il cattolicesimo come versione vera del cristianesimo. Affermazioni da cui è poi difficile distaccarsi per professare l'ecumenismo e l'uguaglianza tra le religioni».
A proposito del Santo Padre, un messaggio simile al suo, ovvero il rilancio della spiritualità, l'ha lanciato di recente Papa Ratzinger, aprendo il sinodo internazionale dei vescovi, ha sollecitato tutti a ridimensionare l'attaccamento ai beni materiali (leggi l'articolo relativo).
«Mi stupisco che lo dica proprio lui, sia per come si veste, per i gioielli che porta che per dove vive, in stanze decorate da Raffaello, ma anche perché non perde occasione per battere cassa dai politici in ogni occasione, per la scuola cattolica o altro. Sul recupero della spiritualità comunque mi trova perfettamente d'accordo».
Tornando alla polemica intorno alla sua partecipazione al Premio Exodus, come ha vissuto la proposta di escluderla?
«Io sono un ateo comunista ed è chiaro che non riscuota consensi né da parte di fondamentalisti religiosi - mi riferisco a uno dei due protagonisti della polemica, un ex-senatore della Margherita -, né da coloro che si collocano all'estrema destra e che in altra epoca avremmo definito diversamente.
Però vorrei sottolineare che dalla comunità ebraica, dove convivono posizione molto diverse, ho avuto solo dimostrazioni positive (vedi a lato l'intervento di Amos Luzzato). Quindi direi che quello che resta è una semplice provocazione targata politicamente che cerca solo di confondere le acque».
In che senso?
«L'ebraismo - di cui esistono molte visioni diverse - si articola fondamentalmente su tre punti principali: la questione religiosa, o giudaismo; la questione culturale, dell'identità del popolo ebraico; e la questione politica, ovvero quella relativa allo stato d'Israele e in particolare ai suoi governi. Io ho espresso critiche verso i governi israeliani a partire dagli anni '70, che sono sempre stati estremamente conservatori se non apertamente di estrema destra. E non è un caso che gli ultimi alleati d'Israele in Italia siano Fini e Berlusconi. La mia non è una critica, piuttosto una constatazione. E comunque il fatto che io critichi un governo non ha niente a che fare con la mia posizione sulla cultura e la religione ebraica. Così come, per fare un esempio, criticare il governo Berlusconi non significa essere contro gli italiani. Questo è confondere le acque. Anche Moni Ovadia ha più volte criticato il governo israeliano e come lui tanti altri esponenti della cultura ebraica penso a Noam Chomsky, oppure mi viene in mente il premio Nobel per la pace (2002) Jimmy Carter».
Qual è la sua posizione sulle radici religiose dell'Europa? E sulle difficoltà a mettersi d'accordo in merito all'interno della Costituzione?
«Credo che l'Europa abbia radici più ebraico che cristiane. Se torniamo un attimo indietro alle figure che hanno forgiato il pensiero contemporaneo europeo troviamo Marx, Freud e Einstein. L'influsso ideologico e politico dalla cultura ebraica è molto forte, sto pensando anche al ruolo di Spinoza e alla sua interpretazione filologica della Bibbia».
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