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Piergiorgio Odifreddi - 2008
Piergiorgio Odifreddi
 

Odifreddi: «sono un ateo comunista»

 
Nonostante l'attacco di due politici locali, il matematico alla Spezia per l'Exodus. Il 15 al Teatro Civico parla di scienza e spiritualità
 
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La Spezia, 13 ottobre 2008
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mentelocale di
Laura
Santini
   
 
I fatti
Un ex senatore del PD ha criticato la scelta di ospitare Piergiorgio Odifreddi definendola "una caduta di stile e una vergogna" per le posizioni di Odifreddi su Israele, il vice presidente del consiglio comunale di Spezia, esponente di An, ha chiesto al sindaco di non fare parlare Odifreddi. Sino ad arrivare alle minacce di aprire un'interrogazione parlamentare.

Di fronte a questo, lo scrittore Amos Luzzatto rilascia oggi la dichiarazione che segue: «Apprezzo sinceramente la competenza in materia di matematica e di logica e la capacità espositiva di Piergiorgio Odifreddi. Questo mio apprezzamento resta immutato a fronte del mio personale totale dissenso per alcune sue valutazioni su Israele che riguardano il metodo non meno del merito. Ritengo con tutto ciò essenziale il suo contributo al tema del rapporto fra scienza e fede, fra coloro cioè che misurano, pur cercando di ridurle progressivamente, le incertezze del proprio sapere e coloro i quali scelgono invece di riferirsi a una componente di verità trascendentale e certa che, non essendo dimostrabile, è puramente oggetto di fede. Sono due percorsi diversi. Possono incontrarsi in qualche modo nella prassi o forse anche nella teoria? A questo quesito di scottante attualità Piergiorgio Odifreddi dà un contributo che merita di essere serenamente discusso. Rinunciarvi non è utile per nessuno». Amos Luzzatto

Piergiorgio Odifreddi sì, Pergiorgio Odifreddi no? Nonostante la polemica sollevata da due esponenti politici (del PD e di AN), il matematico interverrà con sua lectio magistralis  all'inaugurazione al Premio Exodus 2008 come da programma, mercoledì 15 ottobre 2008 (ore 18) al Teatro Civico della Spezia. Ora non resta che capire come mai è nata questa querelle intorno alla sua presenza all'Exodus e magari farsi anticipare qualcosa sulla sua relazione dal titolo Scienza e fede. La spiritualità della scienza.

«Il mio intervento in origine voleva affrontare il dibattito tra scienza e religione in maniera elevata e quindi mi ero riproposto di affrontare la spiritualità della scienza. Esattamente come la filosofia è da qualcuno intesa come una pratica spirituale, così a mio avviso può considerarsi anche la matematica. Credo ci sia bisogno di spiritualità nel mondo dell'umanità, per tutti quegli aspetti non materiali che ci riguardano al di là del mero far soldi». Però poi si è scatenata la polemica da due fronti politici. «Dall'area cattolica ex-Margherita, il PD e dall'estrema destra, AN. Perciò ho deciso che oltre a questa prima parte sulla spiritualità, più teorica, ci sarà una seconda parte del mio intervento più pratica per capire come si sia sviluppato il rapporto tra scienza e fede in una persona come Einstein. Il che ci porta a verificare come uno scienziato ebraico ha coniugato scienza e spiritualità nel concreto della sua vita, come ha interpretato la religione ufficiale, la Bibbia e l'ebraismo».

Ma in che senso si può parlare di spiritualità della scienza, può farci un esempio?
«Prendiamo in particolare la matematica e pensiamo allo studio quotidiano in silenzio per esempio, all'aspetto meditativo, al fatto che il matematico si occupa di tematiche astratte. Il mondo matematico è un mondo platonico delle idee che ha molti aspetti in comune con la pratica dell'ascesi, perché spinge al distacco con il mondo materiale. Per quanto mi riguarda è il tentativo di presentare una visione laica della spiritualità che non può essere esclusiva religiosa. Nel cattolicesimo infatti c'è una tendenza diabolica a credere che l'unico modo per essere spirituali sia essere religiosi e che l'unica religione corretta sia il cattolicesimo. Quando ancora Ratzinger era segretario della congregazione per la dottrina della fede, il Dominus Jesus, aveva sostenuto il cristianesimo come unica via alla religione e in particolare il cattolicesimo come versione vera del cristianesimo. Affermazioni da cui è poi difficile distaccarsi per professare l'ecumenismo e l'uguaglianza tra le religioni».

A proposito del Santo Padre, un messaggio simile al suo, ovvero il rilancio della spiritualità, l'ha lanciato di recente Papa Ratzinger, aprendo il sinodo internazionale dei vescovi, ha sollecitato tutti a ridimensionare l'attaccamento ai beni materiali (leggi l'articolo relativo).
«Mi stupisco che lo dica proprio lui, sia per come si veste, per i gioielli che porta che per dove vive, in stanze decorate da Raffaello, ma anche perché non perde occasione per battere cassa dai politici in ogni occasione, per la scuola cattolica o altro. Sul recupero della spiritualità comunque mi trova perfettamente d'accordo».

Tornando alla polemica intorno alla sua partecipazione al Premio Exodus, come ha vissuto la proposta di escluderla?
«Io sono un ateo comunista ed è chiaro che non riscuota consensi né da parte di fondamentalisti religiosi - mi riferisco a uno dei due protagonisti della polemica, un ex-senatore della Margherita -, né da coloro che si collocano all'estrema destra e che in altra epoca avremmo definito diversamente.
Però vorrei sottolineare che dalla comunità ebraica, dove convivono posizione molto diverse, ho avuto solo dimostrazioni positive (vedi a lato l'intervento di Amos Luzzato). Quindi direi che quello che resta è una semplice provocazione targata politicamente che cerca solo di confondere le acque».

In che senso?
«L'ebraismo - di cui esistono molte visioni diverse - si articola fondamentalmente su tre punti principali: la questione religiosa, o giudaismo; la questione culturale, dell'identità del popolo ebraico; e la questione politica, ovvero quella relativa allo stato d'Israele e in particolare ai suoi governi. Io ho espresso critiche verso i governi israeliani a partire dagli anni '70, che sono sempre stati estremamente conservatori se non apertamente di estrema destra. E non è un caso che gli ultimi alleati d'Israele in Italia siano Fini e Berlusconi. La mia non è una critica, piuttosto una constatazione. E comunque il fatto che io critichi un governo non ha niente a che fare con la mia posizione sulla cultura e la religione ebraica. Così come, per fare un esempio, criticare il governo Berlusconi non significa essere contro gli italiani. Questo è confondere le acque. Anche Moni Ovadia ha più volte criticato il governo israeliano e come lui tanti altri esponenti della cultura ebraica penso a Noam Chomsky, oppure mi viene in mente il premio Nobel per la pace (2002) Jimmy Carter».

Qual è la sua posizione sulle radici religiose dell'Europa? E sulle difficoltà a mettersi d'accordo in merito all'interno della Costituzione?
«Credo che l'Europa abbia radici più ebraico che cristiane. Se torniamo un attimo indietro alle figure che hanno forgiato il pensiero contemporaneo europeo troviamo Marx, Freud e Einstein. L'influsso ideologico e politico dalla cultura ebraica è molto forte, sto pensando anche al ruolo di Spinoza e alla sua interpretazione filologica della Bibbia».


Leggi anche su mentelocale.it
- Premio Exodus 2008 ad Augias e Oren
- Premio Exodus 2008: il programma dettagliato

 
 
 
 
 
 
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