«Alla Palmaria il successo di pubblico, l'interesse dei media, ma anche l'entusiasmo con cui gli artisti hanno accettato le nostre pazze proposte, ha superato ogni nostra aspettativa». È questo in sintesi il bilancio di Leonardo Pischedda a pochi giorni dall'apertura dell'ultimo capitolo della sua maratona festivaliera - a La Spezia dall'11 al 14 settembre - cominciata a inizio estate a Sestri Levante e passata appunto per l'esperienza sull'Isola Palmaria. «Il nostro intento di risvegliare pubblico e artisti intorno all'idea di fare teatro in luoghi non convenzionali ci ha permesso di lavorare sia con artisti già affermati che con altri meno noti, ma tutti - e questa è una grande soddisfazione - sono rimasti affascinati e si sono messi a disposizione per lavorare in modo costruttivo, dando già disponibilità per le prossime edizioni».
In una sorta di macro regia a cielo aperto, Pischedda ha portato nelle tre località artisti di teatro di strada ma anche produzioni più ardite, alla ricerca di un non semplice dialogo tra arte e territorio. «A Sestri avevamo soprattutto le spiagge e le piazze che si prestavano perfettamente alle proposte del teatro di strada in tutte le sue diverse trasformazioni. Alla Palmaria abbiamo dato maggior risalto a quell'elemento di 'residenza' degli artisti nei luoghi - che comunque caratterizza tutto il festival - e permette realmente anche se con 2/3 giornate di prova di adattare o, in alcuni casi, riscrivere uno spettacolo in funzione delle nuove esigenze del contesto».
Cosa caratterizza l'edizione spezzina? «L'ambiente qui è quello tipicamente urbano, quindi più comune rispetto a Palmaria, ma oltre a piazze note siamo andati a cercare alcuni spazi speciali della città come i cortili del Quartiere Umbertino, o quelli del Teatro del Trianon. A proposito di questo spazio è importante sottolineare un'altro filone del festival che prende maggior corpo che è la sezione cinema, ARIA di cinema Italiano. Nato in collaborazione con il Ministero per i Beni Culturali, è un piccolo cartellone con opere prime e seconde di autori italiani che non entrano nei circuiti classici del festival cinematografici». Tra gli altri Uberto Pasolini, produttore italiano (suo Full Monty) che ha lavorato a lungo in Inghilterra, e sarà al Trianon giovedì 11 per presentare la sua prima regia, Machan, sul tema dell'immigrazione clandestina. Tra gli altri titoli Anche libero va bene di Kim Rossi Stuart (sabato 13), Sonetàula di Salvatore Mereu, un'eccellente opera prima; e il cine-concerto de L'Orchestra di Piazza Vittorio (vedi foto sotto): ovvero il film sulla genesi del gruppo di Agostino Ferrente a cui seguirà il concerto del gruppo musicale multietnico (venerdì 12, in p.zza del Bastione). «Anche in questo caso l'esperienza di guardare un film acquista spessore all'interno del Teatro Trianon, organizzato su due livelli: dove al primo piano si viene accolti da un'installazione-video sulla storia dello spazio, mentre al secondo si va al cinema». L'installazione è del gruppo spezzino Uovoquadrato, che con Pischedda ha già lavorato, e «racconta il passato del Trianon attaverso i volti degli artisti d'inizio secolo, poi al temnpo dell'autofficina e autosalone, fino agli ultimi 15 anni e la gestione dei piccioni. Per questo faranno parte dell'installazione anche 40 piccioni addestrati».
Anche Horror Vacui, l'esperimento partito come studio per uno spettacolo tra artisti di varie compagnie per la regia di Pischedda e Michela Lucenti a Sestri Levante, è diventato «una vera e propria produzione - conferma Leonardo. Ci conosciamo da tempo con gli artisti di Balletto Civile, Cahin-Caha e Cie du Sisyphe ma un incontro professionale vero e proprio non c'era mai stato. A La Spezia, (sabato e domenica in doppia replica alle 20.30 e alle 22.45) sarà ancora diverso perché alcuni elementi cambiano, e perché l'abbiamo creato all'interno del Museo Nazionale dei Trasporti: uno spazio insolito, pieno di treni e binari morti, uno spazio un po' westren. L'anno prossimo sarà una produzione che intendiamo far girare in altri festival teatrali estivi».
Insomma, questo teatro site-specific sarà anche un modo per far riscoprire la città e frequentarla? «Solo in parte, perché non è certo una guida turistica, che è l'elemento più esteriore del'evento. Quello che ci interessa è raccogliere quello che i luoghi hanno da trasmettere, ma poi gli spettacoli devono avere una loro forza e perché l'unione funzioni, ci vuole rigore».