26 maggio / 1 giugno 2008
A parte le solite 6/7 ore in pizzeria e le surfate mattutine, i primi giorni della settimana passano tranquilli. In casa si respira un'aria strana, meno goliardica del solito, quasi triste. Motivo di questa malinconia comune, l’imminente partenza di un’amica preziosa, Daria. Dopo quattro anni lascerà l’Australia. Questo paese che l’ha accolta a braccia aperte offrendole il suo oceano per surfare e varie occasioni di lavoro. Ultimo, in un’agenzia di viaggi dove si è prenotata un volo che la porterà lontana da una sfilza eterogenea di amici.
Ma piangersi addosso o fare dei melodrammi non è di questa casa. E, tanto per cambiare, trasformiamo questo malessere diffuso in una nuova, salutare (questa volta davvero) esperienza. Con un’unica regola da rispettare, sempre la stessa: godersi fino in fondo ogni giornata e fare un po’ di casino.
Nel weekend decidiamo di partire tutti insieme per una gita al Currumbin Wildlife Sanctuary. Un parco naturale, a circa 80 km da Byron Bay dove, allo stato brado, vivono animali davvero strambi, o almeno così sembra. Pagati i nostri buoni 25 dollari per entrare, oltre ad augurarci che questo parco valga bene una cifra simile, iniziamo la caccia all’animale (da intendere in senso lato, precisazione d’obbligo visto il mio presente da giustiziere). I primi soggetti in cui ci imbattiamo, sono quegli orsetti simbolo dell’Australia all’estero: i koala! Uno vero spettacolo! E per un attimo, circondato da eucalipti e faccette amiche, mi sento tanto Georgie che corre felice sui prati (beh, ancora meglio, Abel o Arthur).
Tornato sulla terra, dopo aver scattato qualche decina di foto per poter un giorno fantasticare di nuovo, ci troviamo attorniati da teche di ragni e serpenti velenosi, veri e riprodotti (e, in questo caso, il mio momento all’Indiana Jones, non me lo leva nessuno). Seguono piccole lagune abitate da coccodrilli, iguane e rane verdi. Nei prati scorazzano wombat, diavoli della Tasmania, opossum, e tra un ramo e l’altro volano bassi pappagalli multicolor.
Infine loro, i principi dell’Australia, i canguri. Ci guardano con fare discreto, tra lo scettico e il curioso. Poi si avvicinano senza timore, come fossimo dei loro. E noi, per ricambiare questa fidata accoglienza, porgiamo a quello che sembra il più tranquillo (o sedato), un oggetto che lo faccia sentire un po’ dei nostri. Un occhiale specchiato e griffato che l’animale, decisamente umanizzato, sembra gradire parecchio. Tanto da mugugnare al momento della resa.
È con questa ultima immagine che, con l’umore un po’ sollevato, abbandoniamo la gita naturista per passare ad altro svago, altrettanto allettante e, perché no, salutare (almeno per lo spirito). Per la sera ci aspetta un mega leaving-party di arrivederci a Daria. Ignara di tutto - o forse è quello che vogliamo credere noi, perché la sorpresa riesca - la portiamo in un pub del centro, il Rails, dove scatta la festa. Con parole di commozione, Daria dà il via ai festeggiamenti, tra fiumi di lacrime e di alcool, drink e cocktail in quantità astronomica. Si va avanti così per tutta la sera, tra gente che viene e gente che va. Si finisce al ‘Lalaland’, discoteca più in voga di Byron. E come al solito, e questa sera più che mai, facciamo chiusura.
È a questo punto che, dentro di me, la tristezza per un’amica che parte, pian piano lascia spazio alla certezza che, anche se a migliaia di chilometri di distanza, noi, tutti, non saremo mai così lontani. Quando partirà per Bali, Daria lascerà sicuramente un gran vuoto. Ma dopo di lei un altra persona, ragazzo o ragazza che sia, occuperà un altro spazio nelle nostre vite. Non quello di Daria, uno suo. Perché qui e ovunque si viva con un po’ di umanità, c’è posto per tutti.
Ed è proprio con questi pensieri, che inizia a prendere forma il momento di un altro arrivederci all’Australia. Il mio.