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Australia's Trip

 
L'incontro con Megumi, che viene dal Giappone e lavora in un sushi-bar. Ma è anche una surfista. E poi Carlo diventa modello per un giorno
 
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Carlo è spezzino, ha trent'anni, fa il geometra. Ha deciso di mollare tutto per un anno ed è partito verso l'Australia. Tutti i sabati mentelocale.it pubblica il suo diario di viaggio.

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05 luglio 2008
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di Carlo Toracca
   
Carlo Toracca ritratto da Jorghe
Carlo Toracca ritratto da Jorghe

12/18 maggio 2008  

Il bello dell'Australia, oltre all'Australia stessa, è la moltitudine di etnie che si incontrano. Gente da ogni dove. Meltin pot di tratti somatici, mescolanze di usi e costumi che qui, in questa terra di meticci, trovano casa. Ce n’è per tutti i gusti e le razze: dagli europei, svedesi, tedeschi, inglesi, francesi e spagnoli, ad americani, canadesi, brasiliani, argentini o cileni. Fino agli asiatici, indiani, thailandesi e giapponesi. Giapponesi come Megumi: la mia nuova amica ha 29 anni, vive e lavora a Byron Bay da uno. E come ogni buon nipponico in terra straniera che si rispetti, lavora in un sushi-bar (e chi può capirla meglio di un italiano che in Australia si è messo a far pizze?).
L’incontro con Megumi avviene sempre per mezzo di amici di amici (qui siamo tutti amici…). La conosco una sera insieme ad altri suoi conterranei. Un gruppetto di occhi a mandorla e teste nere lucide, che in quattro e quattr’otto imbastiscono una cenetta made in Japan. Vederli che si ingegnano tra alghe, riso, frutti di mare, verdura e tofu, è uno spettacolo prezioso per un appassionato gastronomo come me. E oltre alla vista, questo sushi-dinner australiano, appaga anche il mio palato raffinato.
 
Megumi surfa. Pratica che qui mette d’accordo un po’ tutti, perché sulla tavola differenze culturali e somatiche poco importano. Il mattino dopo, digerito pesce crudo e sakè, partiamo in gruppo per Tallow Beach. I set, di oltre due metri, ci danno da subito qualche lezione. E come a voler contenere la nostra euforia, ci ricordano che è il mare che comanda. Daria parte spavalda e se ne prende due in testa, tanto che spaventata, torna a riva. Io non sono da meno, ma non demordo e continuo a godermela a bordo della bing di Davidino. Megumi tentenna un po’, poi si butta e inizia a sfoggiare tra le onde il suo stile. Soliti osservatori, un gruppo di delfini. Stavolta non mi trovano impreparato. Sbraccio come un matto sulla prima onda buona. Raggiungo la riva per prendere la macchina fotografica subacquea. Imbraccio il long di Daria per uscire più velocemente sulle onde e, raggiunta la line-up tutto baldanzoso, dei delfini nemmeno l'ombra. Ma lo sconforto dura poco. Ricomncio a manovrare con scioltezza e mi scappa pure un hang 5. E a quel punto ricompare il muso beffardo di un paio di delfini. Un faccia a faccia a cui, anche se già vissuto, è difficile abituarsi. Io in acqua con loro e la macchina a riva con Megumi. Mi sento parecchio beffato. E se sulla proverbiale furbizia di questi mammiferi acquatici trovo conferma, sull’altrettanto famigerata cortesia, avrei da ridire.

Ma la mia piccola soddisfazione settimanale me la prendo comunque. Da buon narciso, mi improvviso modello per un giorno. Giorgio, il mio amico artista, in arte Jorghe, decide di dedicarmi una delle sue tele. Lui fa il pittore di professione e vive tra Byron, New York e la Sardegna, sua terra natia. Ora in mostra al Byronian Cafè, i suoi quadri sono un mix di realismo e astrattismo. Ritratti a colori vivaci o in bianco e nero. E lui che come soggetti ispiratori ha Miles Davis, Basquiat, Aretha Franklin, dopo Beppe il pizzaiolo (…) e due settimane di frequentazione assidua, è su di me che scatena il suo genio. Scelto il soggetto - ammetto di aver contribuito con qualche piccola pressione - si mette all’opera: Giorgio inizia a studiarmi nel dettaglio, scatta foto, mi mette in posa e, a tratti, su tela. Schizzi veloci, macchie di colori accesi che nel giro di due giorni prendono una forma ben definita. In risalto, due miei segni distintivi: il surf e la mia geisha, o meglio, quella che ho tatuata sul braccio sinistro. Entrambi a cornice del soggetto principale, me. Protagonista indiscusso di questa tela che entrerà nella storia dell’arte, o almeno, della Surf Culture!

 
 
 
 
 
 
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