5-11 maggio 2008
Settimana tranquilla. Per quanto possa essere tranquillo macinare 50 ore di lavoro senza posa. Ma al duro mestiere di pizzaiolo, a questo punto, ho fatto il callo. E mai espressione comune fu più azzeccata, date le mie mani indurite dai segni tangibili di un’incessante operosità (…). Niente di così insostenibile, comunque, se la mattina, però, mi svegliassi riposato dopo una piacevole nottata tra le braccia di Orfeo.
Il mio compagno di stanza, invece, si distingue per ben altri doti, non certo soporifere. Causa di notti insonni, ‘la mia ragazza’, o almeno, quella che mi affibbiano come tale, visto che, se fosse davvero una donna la ragione della mia agitazione notturna, non sarei di certo a lamentarmene. Il fatto è che questa ‘fidanzata’ si allontana molto dal mio modello di partner ideale, anche se abbiamo diversi interessi e passioni comuni. Aspetti trascurabili però, a fronte di altri ‘piccoli dettagli’, di certo non da poco (almeno non per me). Davide ed io ci siamo meritati il titolo di ‘fidanzatini’ dopo mesi di frequentazione costante. Giornate memorabili e serate da bagordi, convivenze in ostelli ed happy house. E come tutte le coppie che si rispettano, anche nel nostro caso, la ‘prova letto’ ci ha riservato qualche sorpresa. Quella più grande, a dire la verità anche l’unica (giusto per non creare pericolosi fraintendimenti), è stata scoprire ‘il mio amico’ (sola definizione possibile) assumere, appena dormiente, le sembianze di un wombat, animale a metà tra un cinghiale e un orsetto, tanto buffo quanto rumoroso. A niente sono valsi calci, pugni, tappi alle orecchie per smorzare versi e rantoli affannosi. Il russare del mio wombat domestico (altra definizione ancor più calzante), non conosce rimedi. Solo l’abbandono del letto e della stanza in comune e la scoperta in salotto, di un’altra, questa volta meravigliosa, rivelazione: un fantastico e comodissimo divano-futon, pronto ad accogliermi tra le sue morbide e sinuose rotondità. Le uniche forme che mi interessano (almeno dentro casa).
Recuperate le decine di ore di sonno arretrato e quindi parecchie energie, anche la mia attività da surfer consumato torna agli antichi splendori. E quale occasione migliore per sfoggiare la mia forma ritrovata, se non il ritorno di due compagni surfer? Gabriele e Marco, due fratelli del Lago Maggiore tra i miei primi incontri a Byron, mantengono fede a una vecchia promessa: tornano sulla east coast dopo settimane di abbandono. All'aeroporto di Brisbane vado a prenderli io. Gli do giusto il tempo di scaricare i bagagli e scambiare poche parole con qualche amico ritrovato, per poi fiondarsi, senza troppi convenevoli, tra le onde.
Una bella surfata come miglior benvenuto, in mezzo a un oceano che fatico ad abbandonare. E non solo perché non ho passione più grande o perché in acqua mi sento davvero a casa. Ma perché il pensiero di mettere piede in quella che è ora la mia dimora concreta, quella fatta di piccoli spazi vitali che limitano i bisogni fisiologici primari, mi spaventa parecchio. Così come la possibilità di scoprire chissà quali altre ‘capacità’ possiedano i miei nuovi coinquilini. Sarò vigliacco, ma non mi sento pronto per nuove sorprese. Non lo sopporterei. Un wombat per casa mi basta e avanza!