L’inizio della storia del Parco di Arte Ambientale situato in località La Marrana di Montemarcello, Ameglia (SP) risale al 1997, quando Grazia e Gianni Bolongaro decisero di trasformare la loro casa e l’ampio terreno che la circonda in un punto di ritrovo per gli artisti e gli appassionati d’arte contemporanea. Oggi, in Italia, è fra i luoghi più interessanti in cui ammirare opere di arte ambientale realizzate da artisti internazionali.
Dal 28 giugno al 3 agosto 2008 (sabato e domenica, ore 17.30-21.30) il Parco apre al pubblico presentando una videoinstallazione realizzata dalla coppia di artisti Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini, già presenti nel Parco con un’importante opera.
La città negata - questo il titolo - è un video che racconta la storia di Santo e Peppino, due amici ciechi dalla nascita e perciò privi oltre che della vista di una memoria visiva del mondo. Accompagnando per mano il visitatore in un viaggio attraverso l’oscurità, Santo e Peppino offrono due punti di vista speciali per riflettere sulla conoscenza del mondo e la consapevolezza di noi stessi.
Come in molti progetti precedenti il lavoro si presenta come una narrazione doppia, frammentata e unitaria al tempo stesso. In questo caso è il racconto di due storie personali che si intrecciano nella comune esperienza della cecità, degli studi di Filosofia e del lavoro. È, tra le altre cose, la storia di un’amicizia nata da adulti, come la definiscono i protagonisti, fatta di condivisione, di impegno sociale e di amore per la città di Palermo.
Attraverso l’emozionante narrazione della loro ricerca di indipendenza e di accettazione dell’handicap, il video cerca di affrontare domande sull’esistenza, la comunicazione e la percezione. Nel parlare delle loro vite, del loro modo di sognare, ricordare e percepire, Santo e Peppino svelano una Palermo personale e fuori dagli schemi, dove i ricordi della vita universitaria e della lotta politica si sovrappongono all’esperienza del quotidiano; dove la percezione dell’arte si mescola a quella della notte; dove la lettura dell’umore altrui avviene attraverso il rumore dei passi o il tono della voce e dove, soprattutto, il problema dell’assenza della vista si risolve nella presenza di una ricchezza di stimoli e codici attraverso i quali è possibile comprendere il mondo che ci circonda.
L’intenzione e’ quella di creare, attraverso la condivisione, un’area di scambio legata alla sfera dell’emotività in cui arte e narrazione possano essere considerate come reciproci doni.
Ottonella Mocellin (1966) e Nicola Pellegrini (1962) vivono e lavorano a Milano. Tra le loro mostre personali citiamo: Il gioco della verità, Fondazione Adriano Olivetti, Roma, (2001); Happy together, Galleria Lia Rumma, Napoli, (2002); In the mood for love - I'm too sad to tell you, MUAR, Mosca, (2003); Così lontano così vicino, Museo Nazionale dei Trasporti, La Spezia, (2004); Le cose non sono quelle che sembrano, La Marrana Arteambientale, Monte Marcello (2005); Aspettando che l’eco della voce svanisse, Scuderie di Palazzo Moroni, Padova (2005).
Molte anche le partecipazione a mostre collettive: Luogo comune, Openspace, Milano, (1999); Listening to new voices: 2002 National and International Studio Program Exhibition, P.S.1 MoMA, New York, (2002); U-Topos, Tirana Biennale 2, National Gallery of Arts, Tirana, (2003); On Air. Video in onda dall’Italia, Galleria Comunale d'Arte Contemporanea, Monfalcone (GO) (2004); definitively provisional, Appendiks, Copenhagen, (2004); D'Ombra, Papesse - Centro Arte Contemporanea, Siena (2006); Time Code, MAMbo (2008).