28 aprile - 4 maggio 2008
Periodo di tour de force. In pizzeria mi toccherà fare il doppio del lavoro: Beppe, il pizzaiolo, e Massimo, lo chef, per due settimane a testa, abbandonano la baracca per le ferie, affidando a me ulteriori compiti e incombenze. Lo sbattimento sarà maggiore, così come il compenso, sempre che paga e ore siano direttamente proporzionali anche dall’altra parte del globo. E l’idea di macinare qualche palanca in più, non mi dispiace affatto!
Neanche il periodo più busy riuscirà comunque a tenermi lontano dall’oceano, a costo di svegliarmi all’alba. E infatti così faccio: mi alzo col sole, surfo per un paio d’ore, corro a casa per una colazione e una doccia veloce. Vesto gli abiti del mestiere e via, al lavoro per 9 ore no stop, senza neanche un day-off. Alla sera giusto il tempo di una doccia e una cena, sempre veloce, e poi subito a letto, sfinito come una zampogna. E meno male che l’Australia doveva essere il mio eldorado!
Per fortuna in zona c’è sempre aria di festa, che, anche se questa volta non mi vedrà tra le sue fila, sono certo mi metterà di buon umore. A Nimbin - avamposto hippie - è la settimana del mardi-grasso, che con il nostro martedì grasso, ha poco a che spartire. Direi piuttosto che questa festa ha qualcosa di ancora più folkloristico e molto, ma molto fuori dagli schemi. Niente stelle filanti, coriandoli o costumi alternativi. Di alternativo questa rocambolesca carnevalata, ha già la protagonista, guest star davvero d’eccezione. Osannata, messa al bando, celebrata o proibita. Compagna di una vita per alcuni (sicuramente a Nimbin, di molti) e partner di una sera per altri: la Marija. Eh sì, perché, giustamente, se in Italia i contadini fanno la vendemmia, qui gli ‘sfattoni’ festeggiano il raccolto delle loro piantagioni! E guai a chi ha da ridire. Me compreso che, anche se avessi da ribattere (…), me ne sto volutamente (forzatamente) in disparte, assistendo allo spettacolo da lontano.
La città della ‘perdizione’ (o redenzione, chissà), inizia a riempirsi già dai primi giorni della settimana. Gli altri ragazzi della casa andranno con Daria alla sfilata dei komby, da Byron a Nimbin, e io aspetterò il loro passaggio in pizzeria, dove li vedrò sfilare sulla via principale del paese. Arriva il venerdì, giorno di sfilata: la città è stracolma di turisti tutti riversati in strada, pochi nei locali, incluso il mio. Ho quindi il tempo di godermi la sfilata affacciato alla porta: un arcobaleno di lamiere e motori (e se io ho questa percezione, immagino cosa passa per la testa di quelli che si stanno godendo lo show dall’interno. Probabilmente per loro l’arcobaleno è un concetto fin troppo terreno). Alla guida dei van, facce orgogliose e gaie (…) che sfilano attorniate dai consensi della folla, in cui ancora si distingue qualche parte sana, poche eccezioni di questo goliardico contesto (incluso me medesimo).
Ma un po’ di divertimento, anche se qualche giorno dopo, spetta anche a me. Domenica l’invito è per il compleanno dello ‘zio Sergio’. Zio di chi poi, non si capisce. Zio di tutti, a quanto pare. E quindi anche mio. Così mi aggrego molto volentieri: una bella cassa di birra come omaggio al padrone di casa e via verso la casa di questo zio del popolo. Sergio abita in una splendida viletta di legno, con giardino e doccia calda all'aperto in mezzo a un bananeto, in Ocean Shore, sulle colline appena fuori Byron Bay.
La serata scorre molto tranquilla (probabilmente parte dell’entusiasmo dei giorni prima, è ancora in strada). Si mangia, si beve, si conosce un sacco di gente, amici dello zio, ora anche nostri. Ci si sente tutti fratelli, tutti amici in un clima di fratellanza che parte da Nimbin e si diffonde per tutta la east coast, portando ovunque pace, amore e… poco altro (o tanto, a seconda dei punti di vista). E Sergio, anche se in Australia ci abita da una vita e la sua Italia non l’ha mai rimpianta, ha ancora nel sangue le sue origini: fa gli onori di casa alla vecchia maniera, mostrando con orgoglio i suoi averi, compreso quell’oggetto misterioso ai più, unico, vero, segno distintivo dell’italiano nel mondo: il sano, vecchio, vitale bidet!