17-23 marzo 2008
Ho lasciato la mia happy house. Tanto mi avrebbero sbattuto fuori comunque per lavori di ristrutturazione. All’inizio mi è dispiaciuto parecchio, se non altro per lo sbattimento di dover cercare un altro posto dove stare. Ma poi ho trovato un’altra casa ancora più bella della prima: studio con bagno e doccia privata, angolo cottura con bancone all’americana, living room con tv e stereo e giardino con barbecue e tutte palme intorno. La casa è di Beppe, mastro pizzaiolo, sì perché il mio lavoro di ‘aiuto pizzamaker tuttofare’, continua.
I nuovi coinquilini questa volta sono tutti italiani, bel problema per il mio english learning, ma almeno ci ho guadagnato in pulizia e mangiare. Sono ragazzi under 30 che cercano la loro strada coltivando ognuno il proprio sapere, o almeno ci provano. Come Alessandro da Nuoro, chef itinerante e artista di strada, o Giorgio da Cagliari, pittore che porta in giro la sua arte tra New York, Byron Bay e Italia.
In pizzeria invece siamo una mescolanza di paesi (e talenti): Ryan, cuoco americano, Barbara chef francese, Adrian chef australo/portoghese. E poi la ‘banda degli italiani’: gente di Legnano, Chiavari, Riccione, Oristano.
Per festeggiare la casa nuova, l’invito a una party esclusivo capita proprio a fagiolo. E per me che tutti i week end a Spezia non mi perdevo né un happy hour né un dopo cena, la parola ‘festa’ suona come un invito a nozze! In questo caso, però, più che a una cerimonia, sembra che il nostro party assomiglierà a una giovedì grasso in pompa magna: uso locale, infatti, vuole che per le feste (quelle con la F maiuscola) ci si debba travestire. Quindi il preserata comincia con la caccia al vestito: Alessandro mostra con orgoglio la sua fornitissima collezione di abiti e accessori. Tutti recuperati in giro per garage sale, svendite di privati allestite sul prato di casa (abitudine australiana del sabato pomeriggio).
Inizia così il travestimento: tra cappelli, parrucche, t-shirt e paiettes , la scelta è ardua. Ma alla fine raccatto un paio di pantaloni stretti, una canotta retrò, occhiali rosa, infradito e cappello di paglia. Risultato: un incrocio tra un viados e Sampei.
Ci ‘imbenziniamo’ ben bene prima di partire e poi via belli carichi, destinazione Ocean Shore, luogo di questo party esclusivo.
Arriviamo in una villa colossale con annesso parco a perdita d’occhio. La festa è sotto un tendone gremito di gente mascherata che si muove a ritmo di techno-trance. Due giri di coktails tanto per scaldarci un po’ e poi via in pista. Tra strani travestimenti e location, sembra di essere sul set di Eyes wide shut. Certo, Tom Cruise è un’altra cosa, ma anche la mia mise non passa inosservata, tanto da riscuotere un certo successo tra discreti ammiccamenti femminili e ben più spudorati apprezzamenti maschili.
La serata scorre senza sosta, tra bevute e torte alla banana o al cioccolato. E tra bevi, mangia e balla arriva l’alba, momento che segna la fine di un dress-up party indimenticabile.
Nel viaggio di ritorno un sorrisino tra il soddisfatto e lo sfinito mi si stampa in faccia. C’è solo una cosa che ancora non mi spiego: ma di chi era la festa?