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Australia's Trip

 
Un classico per gli italiani all'estero: Carlo diventa aiuto-pizzaiolo. E impara cosa significa 'festa' dall'altra parte del mondo
 
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Carlo è spezzino, ha trent'anni, fa il geometra. Ha deciso di mollare tutto per un anno ed è partito verso l'Australia. Tutti i sabati mentelocale.it pubblica il suo diario di viaggio.

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17 maggio 2008
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di Carlo Toracca
   

10-16 marzo 2008

La settimana inizia alla ricerca di una share accomodation, praticamente una casa o un appartamento in comune con altre persone. Le case qui sono un po’ diverse dalle nostre: quasi tutte in legno con pareti in cartongesso e sollevate da terra tipo palafitte. Non esistono persiane o tapparelle, solo tende, al massimo veneziane. Qui va molto la moquette sui pavimenti o, se sei fortunato, il parquet.
Dopo un po’ di ricerche e telefonate io e il mio fedele compagno Davide, riusciamo a trovare una discreta sistemazione: una casetta non lontana dal centro con un bel giardino davanti. Noi ci accaparriamo la doppia (giusto per risparmiare un po’), e il resto della casa lo dividiamo con altri quattro ragazzi: tre australiani, Karl di professione cuoco e Lysa, grafica, entrambi di Melbourne, Syobhan da Sydney e Pilar da Girona, tutte e due cameriere, che in casa fanno sempre comodo!

Problema accomodation risolto, ora tocca cercar lavoro. Ormai mi ero un po’ disabituato a questo termine, ma dal momento che i soldi guadagnati in farm cominciano a scarseggiare, urge un intervento.
Anche in questo caso la fortuna è dalla mia: Gabriele, altro compagno di viaggio, mi lascia il suo posto in una pizzeria di Byron. Per lui e Marco, il trip australiano è arrivato al capolinea e si preparano a tornare in Italia. Insieme agli altri, li accompagno in aeroporto fino all’imbarco sul volo della Premiere (compagnia di bandiera più economica rispetto alla concorrente Greyhound). E mentre loro dai finestrini ci salutano già malinconici, noi da terra ricambiamo con un arrivederci un tantino più… ‘confidenziale’, mostrando loro parti dove difficilmente batte il sole e creando scalpore tra chi sventola il suo buon fazzoletto o manda baci carichi di promesse.
Tornando al lavoro in pizzeria, il proprietario, Massimo, sardo emigrato in Australia da anni, mi mette all’opera da subito, in qualità di ‘aspirante aiuto-pizzaiolo’ (suona anche mezzo altisonante, no?). Per tre ore non faccio che tagliare, sminuzzare, tritare. Dalle cipolle ai funghi, dai carciofi alla pancetta e alla mozzarella. Più preciso e veloce di un Moulinex. Tanto che l’attento boss non può che constatare la mia efficienza ed eleggermi a fine serata aiuto-pizzaiolo a tutti gli effetti, senza più bisogno di apprendistato! Altro che carte e scartoffie, qui è il talento che conta!

Non potevo chiedere di meglio come inizio settimana: casa nuova e lavoro nuovo. Inizio a conoscere un po’ di gente dell’entourage del locale, compreso Michael, il manager, che poi non è che il caposala, ma evidentemente manager fa più figo.
Mi invita ad una festa a casa sua, party in pieno australian’s style: bevute su bevute su bevute. Apprezzabilissime per carità, ma se ogni tanto si trovasse qualche collaterale all’alcool, non mi dispiacerebbe. E questa volta, mi va anche bene: sul tavolo da ping-pong improvvisiamo un match Italia vs Australia fino all’ultimo… sorso. In finale arriviamo io e Nicola (lavapiatti di Treviso) contro una coppia che, giocando in casa, non poteva che batterci clamorosamente (anche se sono convinto che vedere la pallina sdoppiata, non mi abbia agevolato). Ma non ne faccio un dramma, e non potrei neanche se volessi, dal momento che, in una città dove vige la regola ‘Enjoy your time and be happy!’ è difficile prendere la vita sul serio!

 
 
 
 
 
 
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