25 e 26 febbraio 2008
Brisbane again. Due giorni tranquilli trascorsi in giro per uffici. Sono riuscito anch’io ad avere il mio cash out, bancomat australiano con il quale posso fare prelievi infiniti (si fa per dire) e ritirare contanti anche nei negozi, senza nessuna spesa di commissione.
Incontro di nuovo Nadia e Mario, quei miei quasi parenti che già mi avevano guidato per la città. Sfortunatamente questa volta hanno deciso di portarmi a mangiare cinese (lo detesto) ma sorvolo sul cibo un po’ per la piacevole compagnia e un po’ perché trovo una certa soddisfazione a mangiare con le bacchette.
Tutt’altro stato d’animo invece quando scopro che il mio inglese, che credevo tanto migliorato, fa ancora parecchia acqua. E sono ben due le occasioni a palesarmelo, una persa e una di cui porto ancora i segni. La prima con una commessa in una falegnameria: parla e parla e io annuisco senza capire niente. Solo più tardi Nadia mi dirà che mi stava abbordando. Probabilmente ci siamo anche dati appuntamento… Bella prova da maschio latino che ho dato!
La seconda con una hairdresser, ancora adesso bersaglio dei miei accidenti: lei non parla, ma taglia e taglia. Troppo, così mi ritrovo con una testa completamente diversa da come le avevo chiesto (forse). Un po’ avvilito, riesco a risollevare lumore in serata, grazie alla compagnia di chi non mi fa più sentire incompreso: amici connazionali, vino rosso e ragù. Ultima cena a Brisbane prima di raggiungere Byron Bay.
27 febbraio - 2 marzo 2008
Byron Bay. Stato del New South Wales, punto più estremo della east coast. Uno dei paradisi australiani per surfisti: spiagge infinite, natura selvaggia, acqua limpida, onde da paura. In più, locali a non finire, gente alla mano, prezzi bassi per mangiare e dormire e lavoro in abbondanza. E chi mi smuove più?
I primi giorni li passo all’insegna del divertimento più sfrenato (non che finora abbia fatto altro). Faccio subito amicizia con dei ragazzi italiani: due fratelli del Lago Maggiore, che da un annetto girano l’Australia in van; un milanese che a Byron studia ingegneria acustica in un college e un ragazzo di Legnano, Davide, mio compagno di ostello.
Con loro le mie prime giornate a Byron, le passo così: surf all’alba, pranzo in college, riposino pomeridiano, di nuovo surf, cena in ostello e giro per locali fino a notte fonda. Un bel vivere, direi.
Il mio nuovo ostello è un po’ fuori dal centro ma dà direttamente sulla spiaggia di Belongil, da panico! La clientela è un po’ diversa dagli alloggi in cui sono stato finora: non solo backpackers, ma anche coppie e famigliole in vacanza. E poi James, un australiano di Perth sui 60 anni che tutte le volte che mi incontra, fa l’imitazione di Al Pacino in Scarface: «I told you man... I told you... don’t fuck me man... say hallo at my little friend...», un tormentone per tutto l’ostello!
Ma veniamo a Byron: non ha un centro molto grande ma ha comunque un sacco di movimento. È molto conosciuta anche fuori dall’Australia, per le sue spiagge, per l’industria surfistica (qua ci sono le fabbriche e i laboratori di molti shaper tra cui la Town&Country Australia e la Mc Tavish) e per la vicina Nimbin, centro in cui l’eredità hippie è ancora molto forte.
Qui c’è gente di tutti i tipi: dal capellone che inneggia peace and love suonando sul marciapiede, al surfer palestrato, al fighetto con la porche, al backpackers squattrinato (io). E poi lui, Bob Mctavish in persona, surfista e shaper leggendario: un ometto sui 70 anni, alto sì e no 1 metro e 60, un po’ tarchiato e abbronzantissimo. Gli racconto che in Italia ho una sua tavola e lui, forse per ringraziarmi, si butta in mare e mi fa vedere come si può ancora surfare alla sua età, con la facilità e la scioltezza di chi sulle onde ci è nato e ora ci invecchia.
Dopo la bella lezione, più di vita che di surf, compro la mia prima tavola australiana: una 6’4’’ swallow tail con un buon volume ed una discreta larghezza. Arrivo a scegliere questa dopo averne provate parecchie, mentre il tipo delle tavole continua a ripetermi: «Try before.. if you like the board pay.. if not, try another board... no worry». Proprio come in Italia, eh!
Che dire ancora? La prima settimana a Byron è andata alla grande. Altro che qualche mese! Io qui mi trasferisco in pianta stabile!