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Jurassic Park in Patagonia

 
Il Museo di Lerici ha scoperto il più grande cimitero di dinosauri al mondo. Nel 2010 una mostra in Italia. Ecco la storia della missione
 
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Lerici, 17 aprile 2008
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mentelocale di
Luca
Giarola
   
La notizia è di quelle che, all'interno della comunità scientifica, suscitano non poco entusiasmo: il ritrovamento in Argentina di un enorme cimitero dinosauriano, il più grande del mondo, e come se non bastasse la scoperta di una nuova specie di animali preistorici.
Questi i grandi risultati di Pangea, la rete museale nata nel 2003 e guidata dal Museo Geopaleontologico di Lerici (unica in Italia ad organizzare scavi all'estero, la rete comprende anche il Museo di Storia naturale e del Territorio dell’Università di Pisa, il Museo Civico di Rovereto, il Museo dei Fossili e delle Ambre di San Valentino in Abruzzo Citeriore e Pescara e il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino). Ci siamo fatti raccontare come è andata da chi quest'avventura l'ha vissuta in prima persona.

La storia ha inizio qualche anno fa. Era il 2005 quando la spedizione di Pangea arrivò per la prima volta in Argentina. «Dopo parecchi viaggi, quello era il nostro ultimo giorno in Patagonia, nella provincia di Rio Negro» ricorda Beppe Mecconi, presidente del Museo di Lerici: «alcuni paleontologi dilettanti della zona vennero a dirci che laggiù avevano visto affiorare delle ossa». Laggiù significava a 7 km di distanza: così Mecconi, Claudio Ressicini (coordinatore della spedizione) e Walter Landini (referente scientifico del museo di Pisa) si incamminarono, tra vedove nere e impronte di puma: «arrivammo di fronte a una collina su cui si poteva notare una striscia chiara di origine argillosa. Ci ripromettemmo di tornare l'anno successivo».

E infatti, nel 2006 la spedizione fece ritorno negli stessi luoghi: «finalmente iniziammo a scavare in collaborazione con il governo di Rio Negro» prosegue Mecconi, «e ovunque si scavava venivano fuori enormi pezzi di titanosauri, animali erbivori dal collo lungo che misuravano fino a 40 metri di lunghezza». Un ritrovamento sensazionale. 
Pensate all'emozione: trovarsi di fronte a ossa che non vedevano la luce del sole da 80-85 milioni di anni, un periodo molto vicino a quello dell'estinzione: «l'area di Rio Negro era una zona lacustre» spiega ancora Mecconi, «e con ogni probabilità questi animali sono stati sorpresi da un'alluvione improvvisa che ha impantanato il branco intero». 

Tra i reperti, anche i resti di una specie di cui non si era mai saputa l'esistenza. «Non gli abbiamo ancora dato un nome, ma si tratta comunque di un tipo di titanosauro» spiega il presidente del Museo Paleontologico di Lerici: «inoltre, visto che abbiamo ritrovato nella stessa zona reperti fossili di cuccioli, giovani e adulti, ora abbiamo la certezza che i titanosauri erano animali sociali, un po' come gli attuali mammiferi».

La missione più recente si è svolta tra marzo e aprile 2008: «abbiamo fatto altri scavi, con la speranza di trovare anche i resti di qualche predatore, e così è stato» conferma Mecconi. Infatti dal cimitero preistorico, denominato ormai la "Pompei dei dinosauri", sono emerse ossa di abelisauro (il parente sudamericano del Tyrannosaurus Rex) e carnotauro.
Mentre gli studiosi argentini continuano ad esplorare la zona (nessun altra società, oltre a Pangea, ha il permesso di scavare lì), la prossima spedizione di Beppe Mecconi & Co. è programmata per il prossimo inverno.

Le ossa ritrovate rimangono proprietà del governo argentino, ma per il futuro si pensa ad un'esportazione in Italia: «aspettiamo il 2010 per fare una grossa mostra itinerante, che comprenderà le ossa che abbiamo scoperto e altri reperti di animali rinvenuti in Patagonia» anticipa Mecconi.
Intanto, al Museo Paleontologico del Castello di Lerici, si possono ammirare i calchi dei reperti e diverse ricostruzioni, oltre a una mostra fotografica sulle spedizioni in Sud America.
 
 
 
 
 
Museo Geopaleontologico del Castello di Lerici
piazza San Giorgio
Lerici - SP
0187 969114
info@castellodilerici.it
www.castellodilerici.it


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