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Australia's Trip

 
Il primo incontro di Carlo con i canguri. Un mare che ricorda Lerici. Ma dopo il bagno, sotto la pioggia, spunta un arcobaleno mozzafiato
 
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Carlo è spezzino, ha trent'anni, fa il geometra. Ha deciso di mollare tutto per un anno ed è partito verso l'Australia. Tutti i sabati mentelocale.it pubblica il suo diario di viaggio. Leggi le altre puntate di Australia's Trip  
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12 aprile 2008
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di Carlo Toracca
   

15 e 16 febbraio 2008
Inizio a pensare che qualche ‘amico’ italiano mi mandi degli accidenti! La crociera è saltata, sempre per colpa di una tempesta. Almeno ci rimborsano i soldi dell’assicurazione e in agenzia ci danno l’opportunità di rifare il tour con open ticket per un anno. Chissà, magari in 12 mesi una settimana di bel tempo riesco a beccarla anch’io.
Decidiamo di scendere al sud ad Hervey bay. Il rischio è di rimanere bloccati a Mackay (pare che il fiume stia per straripare) ma ormai siamo pronti a tutto, comprese le 12 ore di viaggio in autobus. E finalmente inizio a pensare che il detto ‘La fortuna aiuta gli audaci’ qualche volta ci prenda: passiamo il fiume, la piena c’era stata qualche ora prima.
Per la prima volta, dopo ragni, iguane e farfalle, mi trovo davanti dei canguri: una famiglia al completo. Era ora, iniziavo a dubitare che fossero il simbolo di questa terra. Continuiamo il viaggio sotto un cielo notturno con stelle grandi come lampadine.
Finché arriviamo ad Hervey bay: una spiaggia di oltre 7 km, con un mare, però, che ricorda tanto il Lido di Lerici: acqua bassissima e decine di metri da percorrere per riuscire a bagnarsi almeno le ginocchia. Ma un bagnetto, anche se in 30 centimetri d’acqua, non me lo toglie nessuno. Così come una bella mangiata in un localino del centro: pizza con ananas, papaia, polpette, uova fritte, bacon….
Beh, ormai è appurato: gli australiani in fatto di cucina non sono dei gran maestri!

17 febbraio 2008
Oggi giornata di stramberie: giro per il centro di Hervey bay, essenzialmente un punto di transito da e per Fraser Island, da ammirare dalla spiaggia. Ma anche qui, ho di nuovo conferma di una tendenza diffusa in tutti i posti che ho visitato finora: uno strambo monumento, simbolo della cittadina, al centro di una piazza. E non avendo una grande storia alle spalle, in questi centri i nostri Garibaldi, Matteotti e Napoleone diventano rane, pitoni, ragni ma anche manghi e banane, in cemento o plastica. Mission beach, ad esempio, famosa per il cassowary (una specie di struzzo variopinto): ha nella piazza della stazione un cassowary gigante di carta pesta. Un po’ inquietante a dire il vero.
Ci mettiamo in marcia verso il sud della costa: ci aspettano 7 km di ‘passeggiata’ su una spiaggia larghissima, ideale per passare il ferragosto a giocare a pallone (altro che Marinella). Arriviamo all'Urangan pier, costruzione dell’800: un pontile di quasi 1 km. Passiamo per Botanic Garden (ormai non me ne perdo uno, ma meritano tutti): scatto foto all’infinto, incuriosito soprattutto da due cookkaburra, delle specie di ibridi, ufficialmente uccelli ma con il verso di una scimmia. E anche gli edifici in quanto a stravaganze non sono da meno. Un museo con la bocca spalancata di uno squalo come porta d’ingresso, non è una costruzione che si vede proprio tutti i giorni e anche qui ci scappa la foto.
Prima di tornare in ostello mi fermo a fare un bagno in spiaggia, ovviamente sotto un acquazzone torrenziale, ma se è questo il prezzo da pagare per godermi la vista di un arcobaleno mozzafiato, non me ne lamento. Tanto più se domani ad attenderci, dopo due giorni di stop-trip, c’è un posto chiamato Rainbow beach!

 
 
 
 
 
 
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