I 19Cento sono un quintetto di musicisti spezzini di ottime capacità, con ormai dieci, invidiabili, anni di gavetta sulle spalle. Il loro ultimo EP, quasi omonino, nonostante si presenti pulito e tecnicamente ben eseguito, manca però in definitiva della necessaria spinta per riuscire a farsi ricordare a lungo.
Il sound della band è variegato e si sviluppa attraverso tre canzoni sufficientemente riuscite, ma al contempo fortemente debitrici delle influenze di un cantautorato italiano "composto" come quello di Ligabue o Grignani. Questo, di per sé, non sarebbe un male, ma anzi un punto di forza, se la lezione impartita dai loro maestri venisse assimilata e successivamente ampliata in maniera maggiormente moderna, originale, ed eclettica. Non sono, dunque, i tanti e buoni ingredienti di prima scelta a mancare ai nostri: l'impeccabilità della base strumentale, ad esempio, o la performance canora di Jacopo Ruffini, sempre di grande presenza e non certo privo di carattere.
Diciannovecento inizia con Il Viaggio, un brano dall'attitudine funk/elettronica, che ricorda a tratti i lavori dei Bluvertigo. L'apertura è energica e coinvolgente, ma l'attenzione tende a calare prima del termine del pezzo, mancando di vere e proprie novità. La tracklist prosegue con Una Follia, la più orecchiabile della raccolta, la quale, nonostante il mood fortemente melodico, lascia il tempo di chiedersi se davvero non fosse possibile aggiungere qualcosa in più al songwriting o anche solo sostenere il tutto con un testo un po' più pretenzioso. Nell'Eterno Ritorno, invece, il complesso chiude la demo fornendo la migliore prestazione di sé, senza tradire il proprio naturale spirito pop.
I cinque della Spezia hanno senza dubbio consolidato un gruppo navigato, capace di regalare momenti di ascolto rilassati e puliti, ma che deve puntare a non auto-costringersi in restrittivi confini di eccessiva semplicità. A questo livello dovrebbero (e possono permetterse di) osare di più.