27-31 gennaio 2008
Prima settimana a Innisfail. Un paesino sperduto nel nord dell'Australia. In un'ora ho visto tutto quello che c'era da vedere. Un piccolo centro, poche case, qualche locale e il mio povero ma dignitoso ostello, dove starò per due settimane con altri ragazzi di mezzo mondo. E poi piantagioni a perdita d'occhio, bureau del mio primo lavoro in terra australiana: la raccolta delle banane!
La maggior parte di noi nemmeno se lo immagina cosa vuol dire lavorare in una fattoria di banane. Ora io lo so. Alle 5:40 passa il furgoncino della fattoria con la signora Robin (una specie di Niky Lauda in gonna) al volante. Carica prima noi backpackers e poi i locals (chi questo mestiere lo fa di professione). Destinazione: la fattoria di Mr. Rohan Collina (il boss).
Appena arrivati, non si perde tempo. In poche ore ho imparato a: guidare un trattore e un quad, potare un albero di banane e trasportare i caschi. Imparo anche che le banane si raccolgono acerbe e si fanno maturare in frigo. Per evitare che si ammacchino subito. Ma la banana vera, quella che matura sull'albero, è tutta un'altra cosa.
Per giorni le mie parole d'ordine saranno: humping = raccolgo le banane e le trasporto nel carro trainato dal trattore; dieseling = colpisco il tronco delle piante che non voglio far ricrescere con una pistola collegata a un serbatoio di benzina caricato sulle spalle; e il mio preferito, delifting = poto gli alberi di banana col machete, modello Indiana Jones.
Ogni giorno si lavora nove ore secche, dal lunedì al giovedì e quattro il venerdì (le classiche 40 ore settimanali). Che ci si squagli al sole o diluvi o non fa differenza, si continua a raccogliere comunque (e ovviamente io non potevo che beccare 10 giorni di pioggia). Si lavora a petto nudo e scalzi, come dei selvaggi, con l'acqua che ti scorre addosso. Intorno solo alberi, piante con infinite sfumature di verde, una jungla. La classica “vegetazione ricca e verdeggiante” lungo quella linea che ho sempre confuso con quell'altra altrettanto famosa, il Tropico del Capricorno. E io ora ci sono dentro.
E anche la “fauna variopinta” è fedele alle descrizioni sui testi di scuola: ragni di ogni dimensione e colore, farfalle giganti (ce n'è una specie, blu e nera, che se fosse qui mio papà indicherebbe come mascotte della sua squadra del cuore), uccelli di tutti i tipi. E poi lui, il coccodrillo, che a vederlo immobile nel suo creek sembra mezzo pacifico. Ma è l'altro mezzo che mi convince a stargli lontano!
1 febbraio 2008-02-02
La prima settimana nella farm è passata e ormai sono diventato un ‘bananologo’ da far invidia al team della Chiquita. Il primo “sudato” stipendio mi frutta un assegno da 541 dollari (340 Eu). Una bella sommetta che deposito subito in banca. E per due giorni riposo, si fa per dire. Sì perché mollate le banane, in ostello comincia la colletta per il week end, festa a base di punch, beverone di vodka, gin, rum e succhi vari. Alle 8 siamo già tutti storditi, anche perché i primi bicchieri ce li siamo sgolati alle 5.
Non so cos'altro c'era in quell'intruglio etilico, ma dopo qualche sorsata mi è sembrato che io e i miei compagni di bevuta ce la intendessimo alla grande (da sobri ce la caviamo soprattutto a gesti, modello Torre di babale). E invece attacco bottone con tutti, chiacchiero per ore e finiamo la serata a cantare a squarcia gola. Forse avremmo potuto evitare i tamburi. La buonanotte (neanche troppo ‘buona’) della polizia chiamata dai vicini, l'avrei evitata volentieri.
Ma noi non ci facciamo impressionare. Domani sera si replica: un altro punch night, per chi è sopravissuto al primo.