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Australia's trip

 
Carlo è spezzino, ha trent'anni, fa il geometra. Decide di mollare tutto per andare nella terra dei canguri. Il suo diario su mentelocale.it
 
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Al cinema Into the wild di Sean Penn sta spopolando. La storia (vera) di Christopher McCandless, che ha mollato tutto e si è messo a viaggiare in lungo e in largo l'America, apre la strada a mille metafore: la ricerca di sé, di un senso, della libertà sono alcuni dei temi del film.
Anche noi vi raccontiamo il viaggio di un ragazzo che ha deciso di mollare tutto. Ecco il diario di viaggio del trentenne spezzino Carlo.
 
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La Spezia, 8 febbraio 2008
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di Annamaria Giannetto Pini
   
Australia
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A trent'anni molla tutto e va in Australia. A fare cosa ancora non è ben chiaro. Ma intanto parte, anzi, è già partito. Come meta ha scelto l'altra parte del mondo, così è sicuro che nessuno potrà raggiungerlo. Carlo starà via almeno un anno, settimana più settimana meno. Che si tratti di una parentesi di vita, di una svolta decisiva o del tanto nominato anno sabbatico, si vedrà col tempo. Intanto ha cambiato aria, perché quella che tira a La Spezia, la sua città, per ora non fa più per lui.

Carlo abita in Litoranea, in una bella casa con la vista sul golfo. Vive con i genitori, la sorella minore e un numero indefinito di animali, più o meno domestici. Con i nonni nella porta accanto, si completa il quadro della famiglia unita all'italiana. Un nido sicuro che Carlo non ha mai lasciato, perché crearne uno proprio è dura.
Carletto, come lo chiamano tutti, è un geometra in piena regola. Collabora con uno studio di associati a Sarzana e le sue giornate le passa tra rilievi e ufficio, dove trascorre le sue buone otto-nove ore ogni giorno.
Ha due grandi passioni: la musica e il surf. Una schiera infinita di amicizie e una grande, pesante, comune incognita: il suo futuro. Niente di così anomalo. Nessuno di questi tempi ha certezze sul domani. Ma di sicuro, chi è giovane oggi, ne ha ancora meno.

Precariato, contratti a progetto, agenzie interinali, stipendi flessibili e bassi. Parole che rimbombano in tante giovani teste. Le stesse per cui indipendenza e stabilità economica appaiono come lussi per pochi. Come traguardi da provare a raggiungere, tra botte di ‘bamboccioni' e istituzioni fantasma.
E se si aggiunge che il nostro è un paese a crescita zero, destinato, a quanto pare, a un'inesorabile ondata di impoverimento, si capisce perché Carlo abbia scelto di cavalcarne altre di onde, almeno per un po'. Per vedere cosa succede dall'altra parte del globo, come si vive, cosa si può fare.

Qualche mese fa viene a sapere che esiste una possibilità chiamata Working Holiday Visa (WHV): un visto che dura 12 mesi e che consente a chiunque (entro certi vincoli) di soggiornare lavorando su tutto il territorio australiano. Un visto di lavoro e vacanza. Cartina alla mano, Carlo tira giù una bozza di itinerario. Prende i primi contatti, qualche lontano parente, amici di amici che vivono in Australia da anni. Il tempo di sbrigare le trafile del caso e parte.

Inizia così il toto scommessa, tra le critiche di alcuni e l'invidia di altri. «Non resiste più di qualche settimana». «Secondo me non torna». «Si sistema là e lo rivediamo solo su Skype o sul suo My Space». Commenti che si sprecano. Ma gli unici che importano ora sono quelli che Carlo segna da quando è partito sulla sua Moleskine. Appunti e prime impressioni. Un diario di viaggio in piena regola, trascritto sulle pagine di mentelocale.it, per seguire passo passo l'avventura di questo ragazzo prossimo ai trentent'anni che, come molti altri della sua generazione, non riesce a spiccare il volo e cerca la sua strada salendo su un aereo.
 
 
 
 
 
 
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