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Marco Buticchi, il Wilbur Smith italiano

 
'Il Vento dei demoni' è il titolo del suo ultimo romanzo. Una storia di ideologie e passioni. Intervista allo scrittore spezzino
 
   

     
Lerici, 12 dicembre 2007
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di Federico Ricci
   
Marco Buticchi
© foto: www.marcobuticchi.it
Marco Buticchi
 
Marco Buticchi (La Spezia, 2 maggio 1957) è uno scrittore italiano. Laureatosi in Economia e Commercio, iniziò a lavorare come trader petrolifero, viaggiando in Africa, Europa, Stati Uniti e Medio Oriente. Le sue storie sono caratterizzate dall'intreccio tra epoche diverse, dall'antichità ai giorni nostri, e da misteri da risolvere, un tema letterario in qualche modo simile a quello usato da Wilbur Smith, tanto che alcuni giornali hanno accostato Buticchi al romanziere sudafricano. Personaggi ricorrenti sono la storica e restauratrice Sara Terraccini, sempre impegnata a risolvere qualche mistero, e il suo quasi antagonista Oswald Breil, vice ministro della difesa israeliano ed ex capo del Mossad.
Ha pubblicato Il Cuore del Profeta (1991) (autoprodotto), L'Ordine irreversibile (1992) (autoprodotto), Le pietre della luna (romanzo) (Longanesi, 1997), Menorah (Longanesi, 1998), Profezia (romanzo) (Longanesi, 2000), L'anello dei re (Longanesi, 2002), La nave d'oro (Longanesi, 2003), Scusi, bagnino, l'ombrellone non funziona! (Longanesi, 2006), Il vento dei demoni (Longanesi, 2007)
da Wikipedia
Per uno che pubblicava a sue spese i propri scritti, essere paragonato a Ken Follet e a Wilbur Smith, fa un certo effetto. Marco Buticchi ha un passato da trader petrolifero. Nato alla Spezia, ha viaggiato tra Africa, Europa, Stati Uniti e Medio Oriente e oggi, nella sua casa di Lerici, scrive best seller. Il Vento dei demoni (Longanesi) è l'ultimo di sette romanzi, intrecci di epoche diverse e misteri da risolvere. Storie di avventura che appassionano sempre più lettori. E pensare che agli esordi, nel 1989, un amico editore lo aveva sconsigliato di continuare l'impresa letteraria.

Marco, ti aspettavi questo successo che cresce costantemente?
«Il successo ti piomba addosso come un'onda. La difficoltà sta nel saperla cavalcare senza cadere. E, anche se si cade, non bisogna prendersela più di tanto. La passione per la scrittura mi ha fatto raggiungere traguardi impensabili: sei romanzi, altrettanti centri».

Nei tuoi libri quanto c'è di verità e di finzione?
«Alessandro Manzoni sosteneva che l'abilità dello scrittore di romanzi storici sta nel confondere le acque, rendere sottile il confine tra realtà a fantasia. Io mi mantengo su questa linea».

Come nascono le storie che racconti?
«Da "colpi di fulmine", folgorazioni: una frase, un articolo di giornale, un episodio celato tra le maglie della storia. Le informazioni vanno raccolte un po' ovunque, dai siti "ufficiali", come dalle confidenze di amici e conoscenti».

Nei tuoi romanzi si vola da un'epoca all'altra, ti diverti a mettere insieme situazioni impossibile da coniugare. In tutto questo vortice come mai restano costanti i due personaggi di Sara Terracini e Oswald Breil e i tre punti finali?
«I tre punti finali sono diventati una sorta di firma, un augurio per il prossimo lavoro che inizio sempre prima di finire il precedente. Sara e Oswald invece, fanno ormai parte del mio mondo e di quello dei miei lettori. Pensa che pochi giorni fa una lettrice mi ha inviato una foto da lei scattata a Sara e Oswald, due cincillà a cui ha dato il nome dei mie protagonisti».

Perché i ringraziamenti anche ai siti internet?
«Perché, a fianco delle ricerche tra volumi antichi e impolverati, il "sapere universale" che ha cambiato il nostro vivere è anch'esso una fonte di documentazione inesauribile».

Nei tuoi libri c'è un continuo riferimento all'ebraismo, perchè?
«Non ho particolari legami col popolo ebraico. Dico soltanto che nei millenni, periodicamente, i potenti di turno si sono accaniti contro di loro per sterminarli. Ma gli ebrei hanno sempre resistito a queste assurde persecuzioni, senza contare che in quel triangolo di terra mediorientale, patria delle tre religioni abramitiche, si giocano quotidianamente gli equilibri del mondo intero».

Hai detto che la frase «Non è possibile raccontare diversamente ciò che accadde» ti ha dato lo spunto per questo nuovo libro...
«Dopo aver sentito questa frase pronunciata nel corso di un'intervista televisiva da un maestro del giornalismo e della storiografia come Giorgio Bocca, ho incominciato ad andare a ritroso e a pensare a uno sparuto gruppo di figuri che stava per prendere il potere sul mondo intero. Nessuno di questi poteva fregiarsi di titoli di alto comando: non si trattava di generali eccelsi, il loro capo supremo era un caporalmaggiore dell'esercito tedesco, i suoi collaboratori destri facevano gli allevatori di polli, gli allievi falliti d'accademia o i rappresentanti di prodotti petroliferi. Eppure il mondo intero stava per cadere nelle loro mani. Che cosa li accomunava? Oltre a una smodata passione per l'esoterismo, Hitler, Himmler, Hess e altri si erano appassionati ai segreti di un'enclave religiosa medievale, i Catari, sterminata da una crociata nel cuore dell'Europa. Alla ricerca di questi segreti, i capi del nazismo, avevano inviato nel sud della Francia un singolare personaggio: Otto Rahn. La sua prematura e enigmatica scomparsa lascerà i Catari e i loro segreti avvolti da una coltre di fitto mistero. Insomma, è stata sufficiente una frase per scatenare la stesura di un corposo romanzo che spazia dalla preistoria all'Iran nucleare seguendo il segreto che i Catari e altri prima di loro avevano custodito sin dalla notte dei tempi. Un segreto tanto potente da capovolgere le sorti di qualsiasi conflitto».

Che libri leggi oggi?
«L'ultimo è stato La Cattedrale del Mare di Falcones, il prossimo sarà Gomorra di Roberto Saviano».

C'è una storia che vorresti raccontare?
«Ce ne sono molte: una fiaba per bambini, la storia della mia famiglia, il romanzo racchiuso in un quadro o in una qualsiasi opera d'arte, quando le figure ritratte o scolpite inziano a prendere vita».
 
 
 
 
 
 
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