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Marrana - Spalletti fontana
 

L'arte cresce come le piante

 
Le creature di Ettore Spalletti e Gabriella Benedini in mostra nel Parco d'Arte Ambientale de La Marrana. A Montemarcello, dall'1 luglio
 
   

     
27 giugno 2006
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mentelocale di
Laura
Santini
   
Montemarcello (Ameglia - SP). Natura e arte a La Marrana convivono dal 1997 in un progetto di Arte Ambientale. L'una è tenuta in cattività, chiamata a piegarsi alle forme, a corrispondere alle estetiche, a lasciare spazio al paesaggio più ampio diventandone cornice. L'altra cerca il suo angolo in cui annidarsi. È questa la vita vegetale che l'arte sposa con ammirato stupore nel parco di arte ambientale di Gianni e Grazia Bolongaro, a Montemarcello (Ameglia, SP). E come ogni anno una nuova creatura artistica fa la sua tana in uno degli angoli dell'ampia collina.

Quest'anno i Bolongaro hanno lanciato la sfida all'artista Ettore Spalletti (Cappelle sul Tavo - PE, 1940) che, come è usanza, ha progettato un lavoro appositamente pensato per essere deposto tra le fronde della Marrana: Fonte nel Giardino di Grazia e Gianni, (in mostra dall'1 al 30 luglio, visite solo sabato e domenica dalle 18 alle 22). Un cono di purissimo marmo, collocato in una fascia un po' nascosta, ospita al suo interno tre casette di marmo nero del Belgio, che in due soluzioni sono onerose palafitte che si ergono su singolo stelo, mentre nel terzo caso è un minuscolo quanto monolitico grattacielo. Formalmente una fontana che, di un intenso azzurro rivestita, occhieggia al cielo, al fiume che si vede scorrere in lontananza nella piana del Magra e al Mare di Marinella, ma con questi non gioca se non per rigida opposizione. Una micro città semi sommersa e per questo profondamente instabile, anzi forse già sepolta, chiusa dentro un corpo solido anche cromaticamente immobile che forse ne è già bara.

Vicinissima in linea d'aria, ma dalla parte opposta della proprietà la Nube di Magellano è l'interpretazione che Gabriella Benedini (Cremona, 1932) ha intersecato con una SPA a cielo aperto: una vasca per bagni terapeutici nell'intimità di un hortus conclusus. Intorno alla vasca, Benedini ha scenografato l'ambiente con forme rotte che rimandano ai relitti in mare (in resina), ma cromaticamente indenni nel loro opaco biancore. Disperse sul pavimento stelle d'acciaio suggeriscono la mappa della volta stellare antartica e raccontano dell'intreccio personale che l'artista ha concepito con la sua opera tra «il tema della navigazione, da sempre presente nel mio lavoro - afferma Benedini - con quello della ricerca e della scoperta che non è più conquista geografica ma è disvelamento di senso che si raggiunge quando intuizioni, immaginazioni e relazioni si armonizzano e si compongono». Ma sono le stelle, le guide di tutti i marinai che più di tutte hanno guidato questo intervento ambientale: «sulla sommità della collina di Montemarcello il cielo è immenso ma non si vede la Croce del Sud... dall'altra parte del cielo insieme alla costellazione del Pavone, della Corona Australe, di Antares, del Triangolo australe e anche della Nube di Magellano. Quest'ultima deve aver seguito a lungo la navigazione di Magellano che cercava un passaggio per raggiungere le Indie».

Percorrendo i vialetti si calpestano nomi di città, i cui caratteri cambiano dimensione in funzione della distanza che separa queste realtà dalla latitudine di Montemarcello di Joseph Kosuth Located World (2004). Ci si può riposare sulla Panca di battaglia di vedovamazzei 155 A.C. (2001), accettando di lasciarsi coinvolgere nel fragore degli scontri armati di secoli fa, che fanno scappar via i più piccoli, inorriditi seppur solo dal suono che esplicito proviene dalla foresta antistante la tenuta. Di sicuro sorprende l'arte alla Marrana, all'improvviso appare quando i fili d'erba composti si diradano, salgono sopra nuove piccole colline per ospitare Stella Maris (oceano geneticamente modificato sempre di vedovamazzei (2001), cessano di accarezzarti per lasciare spazio a vuoti della terra che ospitano la spirale di vere campane di Jannis Kounellis Senza titolo, La Marrana (2004) o si arrampicano su muri appena restaurati per Il rifugio (per la tomba del computer sconosciuto di Jan Fabre (2005). Si fa morbida e accondiscendente la natura, lascia che si crei in lei lo spazio per l'arte e questa nelle sue pieghe trova modo di nascondersi. Sono arrivate a trenta le creature artistiche nate e create qui in risposta a una sollecitazione romanticamente sublime e oggi tutte fruibili come rare piante coltivate con ostinazione da giardinieri esperti, lavori di Hossein Golba (1997), Kengiro Azuma (1998), Luigi Mainolfi (1999), Philip Rantzer (2000), Mario Airò (2001), Maria Magdalena Campos-Pons (2003), Ottonella Mocellin & Nicola Pellegrini (2005) e poi ancora Lorenzo Mangili, Lucia Pescador, Cecilia Guastaroba, Quinto Ghermandi.

All'ingresso della tenuta, ad accogliere il visitatore, un'idea di Quinto Ghermandi, Per traguardare il volo degli uccelli: il parafango di una bicicletta azzurra luccica e fa scorrere un testo di J.W. Goethe che applicato al connubio arte-natura de La Marrana è sintesi perfetta dell'esperienza che si sta per vivere:

Il campo e il bosco e la roccia e i giardini
sono sempre stati per me solo uno spazio
e tu, mia amata,
li trasformi in luogo


Info
0187 600158
email info@lamarrana.it
www.lamarrana.it
Autostrada A10 Genova-Livorno all'uscita di Sarzana seguire le frecce > Ameglia > Bocca di Magra > Montemarcello. Al parcheggio di Montemarcello imboccare strada della Marrana sino alla fine 800 mt.
 
 
 
 
 
 
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